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mercoledì 14 novembre 2012

Voglio morirci dentro, perdere il senso del tempo, dare la mia vita senza senso a qualcuno pur di averne una in cambio. Senza inganni, senza trucchi, senza comparse che sbucano da ogni dove.


Io sono già innamorato di te, almeno di quello che scrivi. Ci si può innamorare di cosa scrive una persona? Dei suoi pensieri, di come li butta giù? Non lo so. Forse sì. La mia vita è fatta di "forse", di "ma", di "però", e forse è per questo che ad altezza cuore non concretizzo mai niente. Mi fai male quando dici che non sai amare, perché è quello che penso anch'io di me. A me probabilmente fa schifo il sesso, mi fa schifo avere il desiderio di toccare, toccarmi. Non mi piace quello che vedo, le sensazioni che sento e l'angoscia che provo quando l'orgasmo finisce. Non mi piacciono i pensieri che faccio, gli incubi ad occhi aperti e i sogni che non realizzo. Mi faccio schifo io perché non so realizzarli o perché non trovo la persona che mi liberi dalle mie zavorre mentali. Non sono gay, le donne le adoro, ma mi sento sporco e violento quando eiaculo e non me ne frega più niente del resto. La realtà di quei secondi è cruda e aspra come una molla che schiacci e si risolleva di colpo, e il corpo di cui mi nutro in quei momenti e a cui voglio dare tutto, dopo tutto mi sembra una carcassa di carne abbandonata sulla spiaggia d'ossa del mio letto. Non sento quasi mai eccitazione e sento solo una febbre calda per come sia andata un'altro volta così, finisco quindi per chiudere tutte le porte con la mente. Lascio tutto fuori. Lei non può più entrare, tanto è inutile. Non la faccio entrare perché tanto io non voglio più entrare in lei. Credo di fermarmi sempre prima, ho paura di scavare perché ho paura di trovare troppo poco. Io penso che quando troverò quel tanto che mi serve piangerò. Probabilmente, mi verrà un colpo, uno di quelli che ti lascia secco e allora forse quel godimento di cui la gente parla sarà qualcosa di autentico mentre lascio la vita. Ho paura di non trovare mai quello di cui la gente blatera e ho paura anche di parlarne perché non mi va di sembrare troppo debole a svelarne l'assenza nella mia vita. Voi donne volete l'uomo forte e diretto. Io non sono nè l'uno nè l'altro, però penso di poter dare tanto anche se il mio essere complicato e il non avere i pensieri limitati che altri hanno, mi frena. A volte vorrei essere la ragazzina che se ne frega di tutto e tutti e pensa solo alla festa in piscina. Se ne frega del compleanno di sua madre, di suo padre, della cena coi nonni, della scuola e non studia più. Le interessa solo il suo piccolo mondo egoista da primadonna del cazzo. Mi piacerebbe essere per una volta quel menefreghista che pensa solo al calcetto e non ha altri pensieri al di fuori del pallone, della schedina da giocare la mattina mentre va al bar a prendere il caffè e si fa un bicchiere di bianco appena alzato. Ma in realtà la gente non è così limitata così come sembra a me. Sono io che sono limitato a vederli così. Anche la ragazzina che se la tira e il perdaballe da bar hanno le loro ansie, le loro preoccupazioni. Però in tutto questo io continuo a non capire perché la ragazzina deve deridere un suo coetaneo che ci prova con lei, nè perché il calciatore deve raccontare agli altri al bar come lo ingoia bene una ragazza di cui fa nome e cognome. Non so, non lo comprendo, io le prese per il culo non le sopporto, mi hanno strozzato da piccolo e ora quando qualcuno viene preso in giro vorrei solo fare a pezzi il suo aguzzino. Non rivelerei nemmeno mai nulla della mia vita sessuale con dettagli specifici per suscitare risate in un auditorio di maiali, però c'è gente che si diverte così tutti i giorni. Sarà banale, l'avrò già detto, ma io vedo un mondo violento con cui non riesco a parlare e mi trovo bene solo quando sono da solo, in camera mia, a riempirmi la testa di musica, a scrivere musica, ad ascoltarla. Sono dell'idea che l'unico innocente di questo mondo è il mio cane e a volte mi sento talmente turbato da questo sentirmi solo con me stesso che potrei svenire in strada per come mi sento male. Ho degli amici meravigliosi, ma non mi bastano. I miei compagni di corso li sento diversi da me: sempre con una canna accesa, i loro discorsi superficiali. La gente con cui lavoro la sento a pelle diversa da me: il loro potere, la loro ricchezza esibita, la loro arroganza. Non so mai se è una maschera o no questo atteggiamento con cui una persona tende a gratificarsi e quando ci penso a volte tendo ad odiare persino il mio lavoro e quello che studio. Mi chiedo se ho sbagliato tutto, se voglio davvero questo, se mi piace davvero un ambiente da vivere tutta la mia vita così provvisorio, inquieto, distante. I miei lavori non mi soddisfano abbastanza per chiamarlo "lavoro" e i soldi che ci faccio sono troppo pochi, non sono abbastanza per avere un'attività continuativa che mi garantisca quello che la società chiama "futuro". Non sono realizzato, non mi sento realizzato, mi chiedo se lo sarò mai o se dovrò passare una vita intera ad inseguire cose di cui non sono soddisfatto appieno perché rappresentano solo una parte di me. Vorrei indagare l'altra parte, guadare nei perché di un "esiste un'altra parte", farla immagine. Essere con lei come sono con l'altra, impegnarmi di più, non farmi soffocare solo da poche cose. Vorrei vedere il tutto come vedo il singolo. Vorrei provare una volta a vedere una donna come alcuni la vedono al primo incontro: carne da usare. Invece io la vedo così dopo, la vedo così durante e prima mi sembra tutto bello, chiaro, senza ombre. Non è mai così, di ombre ce n'è in quantità industriale, come se bruciassero sullo sfondo. Quasi sembra che qualcuno mi abbia messo al tornio dell'oscurità e, invece di fare tondini di ferro alla pressa, mi abbia messo a creare spettri che si nutrono dei miei sogni, ne fanno granelli sparsi, li passano in un setaccio e ne rimangono sempre meno. 
Non mi piace questa autodistruzione che mi mangia, mi rende calvo, non mi fa stare seduto mezz'ora senza gridare incazzato con qualcuno che non c'entri niente col mio carattere, con la mia vita chiusa nel mio sterno magro. Qualcosa di un me lontano forse è rimasto ancora ma sta scomparendo, si sta spezzando come un ramo secco. 
Se penso ai miei errore, forse covo dei rimorsi violenti e dei traumi profondi e non riesco a confessare a me stesso come e perché si sono formati. Perché queste crepe, perché da un dito ora ci passa un braccio, perché è sempre peggio? Non mi importa, quando il dolore è violento e condiziona anche le tue notti ci fai l'abitudine. Non ti importa più. Capisci che compatirti non serve, che le persone a cui fai rivelazioni sentite sul tuo essere e su di te le allontani e basta, non le porti verso di te.
Io ho imparato ad amarmi. Io mi amo per quello che sono, tutti i dubbi che sono, tutte le paranoie che mi ruotano attorno, la malinconia ansiosa, l'inquietudine perenne e costante partorita l'ultimo giorno in cui ho pensato di essere felice. Poi la felicità non l'ho più sentita. Ho sentito delle piccole soddisfazioni, delle brevi manifestazioni di affetto, ma la felicità come me la ricordo da piccolo quando mia madre mi chiamava che era tardi e io raccoglievo i lego per terra e andavo in cucina a mangiare e lì c'erano mio padre, mia madre, mio fratello, tutti sorridenti e c'era il mio cane che è morto impiccato dieci anni fa ucciso dal vicino e scodinzolava e non mi ricordo neanche più la macchia nera che aveva sul muso…
Non amo la mia bellezza, non mi sento bello fisicamente, non mi sono mai sentito tale, non ci riuscirò mai a sentirmi bello. Se ho una bellezza è qualcos'altro, è da qualche altra parte, è un'altra forma di virtù, ma nei miei difetti tutto si perde e tra le parole tutto resta solo in mezzo alle parole e mi fa solo male parlare, parlare e parlare di nuovo.
Ti vedo confusa tra due fuochi. Dal mio punto di vista, dovresti spegnerli tutti e due. Lo dico nel mio interesse, ovvio. 
Tutte sono fidanzate, le donne per cui provo e ho provato un interesse. Per tutte non sono mai stato che una seconda scelta, una terza scelta, un amico quando non volevo esserlo, quello a cui proporre solo del sesso, quello a cui proporre un rapporto a tre perché "lei ama tutti e due". Io non ho mai amato una e lei ama tutti e due. Lei è stata così amata che può permettersi di amarne due. Io non posso permettermi nemmeno di amarne una. Perché se la amo spunta fuori qualcuno e di quel qualcuno non se ne parla mai subito. Compare sempre dopo, come un attore di teatro che ne sostituisce un altro nelle rappresentazioni meno importanti. Perché io tanto di "amore" non parlo mai. Non l'ho mai detto a nessuna "amore", nè credo lo dirò, per lo stesso motivo per cui non riesco a dirti che sei bella. Perché "amore" è una parola troppo vera da buttare addosso a una cretina che ti apre le gambe. Perché "bella" sarebbe troppo bello per essere vero e dirlo a una persona che ne ama due e non ama te sarebbe come sciuparlo. Io non voglio sciupare aggettivi a cui voglio dare un valore, nè sostantivi che addosso a una donna che non mi ama sarebbero superflui, come dei diamanti regalati, come se comprassi il tuo corpo con dei ninnoli, dei gioielli e altre cose che non dimostrano niente. 
Non sei una troia. Sei solo umana, è il peggior difetto di tutti, non solo tuo. È il peggior difetto dell'essere umano essere umano con i suoi difetti. Non ci può fare niente. È così.
Io non voglio una amante. Non voglio il tuo corpo una notte, non so neanche se riuscirei a farlo con te sapendo che sei effimera o che posso avere solo il tuo sesso. Non so che uomini frequenti e tutto quello che ho detto fino adesso ti potrà sembrare assurdo e ridicolo, troppo romantico o non ne ho idea. Io personalmente nei miei casini non trovo una pillola dolce e tra le lettere, tra le parole, vedo solo degli spazi in cui la disillusione scava sempre di più il suo pozzo. Prima o poi toccherà terra, si fracasserà in un altro emisfero dove le nebbie si diraderanno e degli alberi non vedrò più cadere le foglie nel vuoto ma in uno specchio d'acqua pura senza onde. Puro come un cane è puro, come l'aria, come il vento, come le feste che ti fa quando ritorni a casa dopo una giornata pesante e ti viene incontro. 
Il mondo ferisce, da e toglie. 
A me non ha dato un sacco di cose e la colpa è anche mia.
Potrei dirti che sei viziata. Viziata da un non accontentarti, viziata dal quotidiano che erode i rapporti e li fa sembrare annacquati e spenti, viziata dal tuo voler scappare e non scappare mai, come una bambina che continua a sognare qualcosa di irreale e mistico. Come se la salvezza fosse sempre altrove, da un'altra parte. Non è così. La salvezza ce l'hai tu. Tu puoi decidere se salvarti o no. Non c'entra un cazzo dove sei o dove vuoi andare. 
I luoghi ti fottono: se io penso a un lungomare in Liguria d'inverno, penso a mio nonno e a quando passeggiavamo mano nella mano in spiaggia. Poi penso a lui steso in una bara con una canna di plastica sotto il mento per non fargli cadere in avanti la testa, perché un cadavere deve sempre guardare in alto, verso Dio, non può guardare in basso o dà l'idea di un morto del cazzo che non ha più vita e non riesce più a tenere la testa dove Cristo vuole.
Fai le tue scelte e scappa. Ma scappa senza andare via
Non ti fare trascinare da un "ti ricordi", un tramonto del cazzo e un bacio dato per caso o un bacio mai dato e uno sguardo che hai perso e non hai più ritrovato. Non dire che non vuoi un fidanzato, perché tu un fidanzato lo vuoi se no non ti dibatteresti come un pesce che cerca l'acqua tra varie scelte. Al massimo vuoi una pausa, vuoi un distacco da qualcosa che ti inizia a soffocare, vuoi prenderti una vacanza. Ma se chi ti piace non vuole darti questo distacco, vuole starti attaccato come una calamita fredda, vuol dire che non rispetta la tua confusione. È palese questa confusione, ma io non voglio aiutarti a snebbiare il tuo fumo. Se ti aiutassi inquinerei i tuoi equilibri. Il perché l'hai capito, te l'ho già detto. Se devo prendermi qualcosa, almeno una volta voglio tutto. A costo di morire dissanguato per un nocciolo caldo, vero e che vale, voglio tutto. A costo di fare e farmi male come mai prima, voglio prendermi tutto come si razzia una tavola imbandita. Voglio morirci dentro, perdere il senso del tempo, dare la mia vita senza senso a qualcuno pur di averne una in cambio. Senza inganni, senza trucchi, senza comparse che sbucano da ogni dove. 
Voglio provarci con i miei mezzi. Con le mie mezze tinte, le mie mezze parole. Non sono un altro, non sono finto.
Io sono così, sempre. Ed è sempre più pericoloso. 
Ciao.



Più ti parlo e più mi innamoro IO delle tue parole, e il che è strano perchè mi successe solo per l'unica persona della quale posso ancora dire, le ho dato il cuore, anche se poco, anche se non lo amavo, gli ho regalato attimi della mia vita e per lui ho pianto molto.

Si sono viziata, viziata perchè è questo che hanno fatto con me fino da bambina, contesa tra 2 genitori troppo occupati a odiarsi e a farsi una guerra per guardare me, troppo occupati dal rendersi conto che 2 anni fa ero entrata in anoressia e depressione, troppo occupati dal vedere che il mio moroso all'epoca aveva cominciato a farmi una guerra psicologica a mettere in pericolo la mia vita e allo sfiorare di mettermi le mani addosso. Troppo occupati a dirmi ti do i soldi per quello e quell'altro quando io avevo bisogno solo di sentirmi dire: "ti voglio bene". Anche ora che ho 18 anni, i miei genitori non mi hanno mai detto ti voglio bene, me lo dicono sempre gli altri, Kim i tuoi ti vogliono bene. Ma come ben sai non è la stessa cosa. Che dirti, io non provo piacere quando copulo, si mi piace, mi piace stare sopra, dominare, andare al ritmo che voglio, come a dire, sei solo un pezzo di carne e quando mi stufo non aspetto neanche che l'uomo finisca, non vedo l'ora che se ne vada, è di questo che ho paura ogni volta, ho paura di guardare la persona che ho accanto finito il tutto, di guardarlo negli occhi e vedere il vuoto, vedere solo 2 occhi niente più. E pensare che con quello che ti accennavo non ci ho fatto l'amore per un anno, e io per quanto mi piacesse fare sesso, ho accettato. Ho accettato perchè un pò ci tenevo.

Sono in mezzo a 2 fuochi. Non ho bisogno di un ragazzo, sono una donna che di uomini non ne ha bisogno, non ho bisogno di qualcuno che mi protegga, sono abbastanza grande da difendermi e prendermi le mie responsabilità, eppure voglio qualcuno, qualcuno che mi cerchi ogni tanto, qualcuno per cui io esista, e non come per i miei genitori. Qualcuno che mi chieda come stai, se ho bisogno di qualcosa, e anche se il mio orgoglio mi imporrà di rispondere sto benissimo e non ho bisogno di niente, so di mentire a me stessa. So che mi farebbe piacere, e anche dispiacere poichè io non so amare. Io non riesco, per quanto io mi ci sforzi, per quanto io mi ripeta, tu sei una persona sensibile, e sai amare, per quanto io possa inventarmi uno stupido mantra del tipo "AMA e SARAI AMATA" non funziona. Io non amo e loro mi amano, non è per essere egocentrica, ma molti di quelli con cui parlo soltanto e con cui faccio un discorso in più di 5 righe, si innamorano di me, o per meglio usare altri termini, si invaghiscono della mia persona, del mio aspetto, del mio cervello, come se io fossi la loro droga. Suona un pò macabro, ma io ho visto cosa vuol dire uomini che ad un rifiuto ti tormentano e alla fine si lanciano ai tuoi piedi in un pianto disperato. 
Non so perchè io non prenda le mie valigie, non so perchè io non vada da mio padre, ho la MIA casa, perchè io non vada da mia madre, ma credo che sia la paura di dir loro, HO FALLITO, ho fallito ancora, per l'ennesima volta, sono ancora una volta una delusione, e non voglio sentirmi dire DOVEVI ASCOLTARCI!

Una frase mi aveva colpito in vari libri che ho letto, e in entrambi il succo era questo "PUOI CAMBIARE IL CIELO MA NON L'ANIMA", è vero quello che dici, io posso scappare quanto voglio, ma se non trovo me stessa da un'altra parte che cosa ci guadagno?

Io amo correre, ma sono ormai anni che non lo faccio più, una volta correvo per dimenticare, per rilassarmi, per tenermi in forma, per farmi guardare da quelli che passavano sulla ciclabile, per sentire il suono dei passi sull'asfalto scandire attimi della mia vita. Ora non lo faccio più non ne ho più la passione, la voglia, il coraggio. E vorrei scriverti ancora solo che è tardi, domani mio malgrado devo andare a scuola, devo alzarmi presto, e provvedere allo studio che non ho fatto in un intero pomeriggio.

Oggi dopo che ti ho scritto ho avuto la sensazione che non ti avrei più sentito. Grazie. Ciao Tommaso.

Rileggo da ore il tuo messaggio, come a voler trovare qualcosa di nascosto tra le righe, ma in realtà è tutto lì sotto i miei occhi, nessun messaggio in codice, nessun indovinello, queste conversazioni così diverse dal solito, cosi complete, sanno stremarmi, sconvolgermi, perchè non fanno parte della mia normale routine, non fanno parte della infinità di domande che ti potrei rivolgere, solo per conoscerti, ma per conoscere davvero cosa? le tue generalità? davvero mi interessa sapere se sei del nord o del sud, se sei credente praticante ateo, se davvero riuscirai a non farmi chiudere la chat senza leggere quello che mi hai scritto. Non lo so..credo di vivere nella certezza del niente, e la felicità, la felicità l'ho buttata via un giorno, l'ho nascosta, le ho detto,"stai lì buona e aspettami, un giorno cammineremo insieme per strada io e te mano nella mano", penso di averla persa piano piano per strada, mentre passavano gli anni, mentre diventavo consapevole, mentre capivo che i soldi non fanno la felicità, l'ho persa quando ho smesso di correre, di disegnare, quando ho perso il mio gatto, quando la notte uscivo e non rientravo in casa, quando cercavo di andare via, e cercare un cielo senza anima. E mi ritrovo a chiedermi, per tutta la vita ho cercato di essere normale senza che nessuno mi credesse inferiore solo perchè non sono nata in un paese democratico come l'Italia, solo perchè parlo 2 lingue senza accento, e perchè il mio cognome non è Rossi e nemmeno Verdi.

Che dire sto ascoltando "Bella senz'anima" di R. Cocciante. Che bella canzone.

Ma c'è un posto in cui io possa gridare senza essere presa per una matta?!

Si può essere gelosi come la merda da voler prendere il pc e materializzarlo in testa a certe persone?

Ci si può sentire soli? Anche se il giorno si è circondato da mille e una persone? Anche se tutti ti scrivono ti commentano? Ti fanno complimenti? Si che si può essere...

Fanculo, Tommaso, oggi non ho niente da dire. Mi sta venendo da piangere scusa. Ciao.

martedì 13 novembre 2012

Sento freddo, e vorrei essere avvolta da una pioggia di farfalle

Sento freddo, e vorrei essere avvolta da una pioggia di farfalle.

Brian Crain - Wind
Ascoltando questa melodia, ho la certezza che tu non ci sarai più per me.
Che io non ci sarò più per me stessa.
Che mi sto rovinando, che ci stiamo rovinando.
Sono 4 ore che sono qua ad aspettare, come tutti i pomeriggi chissà poi cosa aspetto veramente.
Davvero sono così stupida da attendere che tu bussi alla mia porta, che verrai a dirmi in un solo sguardo tutto quello che non mi hai detto mai? Non ci credo, nonostante tutto aspetto che sia così. Sono un vuoto a perdere, da colmare, e tu dove sei ? Quando riuscirai a colmare tutto questo spazio, quando lo riempirai con la tua vita? Quando intrecceremo i nostri giorni?
MAI, mi dico mai, troppo diversi, troppo lontani, troppi anni, troppi baci, troppe lacrime, troppi tradimenti, troppe menzogne, troppa droga, troppo sesso, troppi perchè, troppi come, troppi quando, troppi adesso o mai più. Penso che a sbagliare siano i troppi quando una cosa va male, c'è sempre qualcosa di troppo.
Un soggetto di troppo, un bacio di troppo, una parola di troppo, un insulto di troppo,una birra di troppo,  un'assenza di troppo.
E allora qual è la ricetta dell'amore perfetto? E allora perchè i miei nonni alla veneranda età di 70 anni si spalmano ancora il burro e la marmellata sul pane come facevano da giovani prima di andare a lavorare? Ma esisterà ancora quell'amore? Esiste ancora quella persona oppure siamo nati in un'epoca che amare non è più un verbo ma un'utopia.

Brian Crain - Rain


Questa sono io. Ciao Tommaso...Ciao.

Oggi ti ho scritto su Chatta, come sempre quando ti scrivo sono in condizioni pessime, e forse vorrei poterti scrivere in giorni felici, ma davvero non avrei niente da dirti. Oggi però ti ho confessato, ti ho confessato di LUI e di Giò, della vita che faccio, e di molte cose che potrebbero ferirti e farti cambiare opinione su di me. Oggi sono io Tommaso, questa sono io, coi miei pro e coi miei contro, con la mia paura di amare e di vivere, e con la paura degli altri delle conseguenze. Mi sento un pò il burattinaio che muove le marionette in scena, e che se volesse ne sostituirebbe una a suo piacimento, anche la protagonista della fiaba solo perchè da bambina la odiavo, mi sento come se a muovere quei fili avessi sbagliato tutto, come se è per colpa mia, se  per averGLI detto che non avrei lasciato Giò per LUI adesso ci vediamo così poco. Come se fosse per questo che non mi prende e mi stringe a se senza lasciarmi più andare. Ma forse come burattinaia valgo ben poco, anzi troppo poco, non è il lavoro per me, e dovrei mettere da parte le marionette e rimanere sola a ridipingere la scena dei miei spettacoli. Dovrei farlo, io lo ammetto, io lo so, però non è quello che mi sento di fare, sono così brava a parole, a consigli, sono così brava con le lettere, che non riesco a essere brava a metterle in pratica.
-QUELLO CHE NON C'E-

Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c'è

Mi piacerebbe vederti fradicia come un pulcino bagnato e un po' brilla. Trovo la pioggia affascinante, sentirla addosso è inebriante, così come passarmi una mano sui capelli fradici e continuare a camminare con le mani in tasca.

Io di amiche, solo amiche, ne ho, ma alcune che credevo tali poi hanno iniziato ad avere delle pretese su di me e mi hanno deluso tantissimo. Nel senso, ho capito che volevano cambiarmi, che gli piacevano di più le cose che facevo rispetto allo stare con me, che mi chiedevano solo a cosa lavoravo, con chi lavoravo e "wow, che figata" ma non gliene fregava nulla di come stavo. Ho avuto l'"onore" di fare lavori "molto cool" e ho conosciuto ragazze che me l'avrebbero data all'istante solo perché "ho conosciuto, ho visto, ho fatto cose molto cool". Perché funziona così, basta un tesserino addosso con su scritto "Warner Music Staff" (basta anche che ce l'hai addosso una sera) e le hostess più belle che in strada ti trattano come uno sfigato qualunque in quell'occasione diventano molto carine e disponibili. 
L'emancipazione della donna mi mette addosso vibrazioni negative, ti incazzerai ma è così… quando una donna mi parla di emancipazione mi viene in mente una ragazza di ventisette anni con cui ho lavorato che dava ordini a destra e a sinistra a una squadra di operai uomini. Mi viene in mente in particolare il dialogo tra lei e un quarantenne nero alto due metri:

Lei: Vammi a prendere quell'altra cassa sul camion.
Operaio: Il mio turno è finito. Sto andando a mangiare, chiami un altro.
Lei: Marco segnati il nome di questo stronzo e fallo licenziare. Non mi interessa se è qui da un mese. Io non voglio stronzi in giro. Marco, hai capito?
Operaio: Mi dica "per favore" e forse quella cassa gliela prendo.
Lei: Marco, hai sentito? Marco, hai sentito come mi ha risposto? Marco, fa licenziare questo stronzo…

Io non mi considero maschilista, ma questa scena ce l'ho impressa a fuoco in testa perché mi ha fatto sentire molto a disagio e infuriare un casino. Io, avessi avuto la muscolatura dell'operaio quarantenne, quella ventisettenne l'avrei picchiata a sangue e forse uccisa.
Emancipazione equivale ad avere potere: potere di fare, di decidere. A me il potere fa schifo. I potenti, di solito, sono quelli che da piccolo ti prendevano per il culo. Il potere è in mano agli stronzi e chi non è stronzo quando ha potere lo diventa. Non credo che in mano alle donne il mondo possa essere diverso. Forse l'unica cosa positiva a livello globale che potrebbero diminuire sarebbero gli stupri. O nemmeno quelli. Capisco comunque quello che tu dici, con la differenza fondamentale che io non sono una donna.
Ti ho raccontato l'episodio "Warner" proprio per provare a farti entrare in quella situazione folle e anormale di "potere maschile", perché non ha nulla di normale. Perché il potere vero, di cui tutti parlano è questo, è il diventare altro da quello che si è o accentuare aspetti della propria personalità che nel momento in cui hai potere possono traboccare. Il potere vero non è solo avere tanti soldi. Il potere vero è uno status d'appartenenza. Io per la Warner ero solo un assistente alla regia audio come tanti altri, carne da macello preda di un costante ricambio. Per le hostess invece diventavo automaticamente uno strafigo, un pupazzo con un marchio di una società neanche mia in testa per poter dire all'amica del cuore "ho limonato con uno che lavora in Warner, è stato così gentile…".
Di amici ne ho persi parecchi. In particolare uno, non l'ho più nè visto nè sentito. Io poi sono troppo orgoglioso per alzare il telefono dopo un anno che non ci vediamo e chiedergli come sta. Non ce la faccio proprio. E quindi perdo un sacco di persone. Perdo anche un sacco di cose. 
La mia coinquilina se n'è andata perché tra di noi si stava creando un rapporto morboso e inquietante. Ci trovavamo la notte in casa, parlavamo di tutto con l'ansia microscopica di sapere ognuno tutto dell'altro e camminavamo sul filo del sesso senza mai farlo. Una sera ci siamo baciati e io ho troncato di botto tutto prima che tutto precipitasse. Non facevamo nulla di male, potevo lasciarmi andare e farmi "un giro" sulla mia coinquilina, ma ho lasciato perdere. Perché avevo la sensazione che sarebbe stato solo un giro di giostra e basta, perché avevo già in bocca il sapore della sconfitta anche se non avevo perso ed ero troppo orgoglioso per dirle "ti preferisco come amica e non ti voglio scopare", così ho perso sia un'amicizia che una scopata. Ho preferito perderle tutte e due piuttosto di salvarne una. Non è normale, difatti io non sono normale. Se fossi un maschio alfa medio me la sarei fatta e tanti saluti all'amicizia. Se fossi un delfino (delfini, questi sconosciuti animali dipinti come un inno alla bontà e alla purezza… gli esemplari giovani inseguono la femmina per giorni per poi costringerla a sadiche orge di gruppo) me la sarei fatta. Anche la natura sembra preferire il sesso violento all'amicizia, per cui sono arrivato alla conclusione che mi sono comportato da povero stupido e basta. 
E mi sono rotto di comportarmi da stupido, non perché il mondo è cattivo e io sono buono e ne pago le conseguenze, ma perchè se fossi veramente buono, e per "buono" Darwin intendeva un animale sano e integrato coi suoi simili e il suo habitat, secondo Darwin avrei fatto il mio bene per sopravvivere e se la questione era decidere tra una cosa e un'altra avrei dovuto scegliere una cosa e un'altra e non abbandonarle tutte e due. 
Tu parli di magia, di attrazione attraverso la parola scritta, ma finchè una persona non la avvicini fisicamente, sarà sempre e solo lontana, qualcosa quasi di fantastico, una magia, uno spettro indistinto, una realtà velata. E sebbene il processo che porta alla cotta, al piacersi, all'innamoramento sia di per sè un velo mentale che ci porta a vedere l'altro con occhi diversi, questo velo, se la vicinanza è solo intellettuale e non fisica, non sarà mai spesso abbastanza e sarà violabile da chi questa vicinanza non solo intellettuale ma anche carnale te la garantisce tutti i giorni. Io non voglio la tua testa, aprirla e cibarmi di quello che c'è dentro come una scatola di carne in scatola. Nè voglio che tu abbia questo da me. 
Mi piacerebbe vederti fradicia come un pulcino bagnato e un po' brilla. Trovo la pioggia affascinante, sentirla addosso è inebriante, così come passarmi una mano sui capelli fradici e continuare a camminare con le mani in tasca. Ad Amsterdam ha piovuto sempre. Lì piove sempre in questa stagione.
Ho già voglia di tornare. La realtà di Milano, il lavoro, l'università, la vita da pendolare coi suoi treni da prendere e perdere, ha già iniziato a debilitarmi.
Ciao Kim.


Ciao Tommaso.
Quest'oggi vorrei piovesse, è così che mi sento dentro : come la pioggia che scende lenta, come la pioggia dello scorso sabato sera, e il sole fuori non mi rallegra affatto, anzi ho solo voglia di rimanere sdraiata sul letto a fissare il soffitto con gli Afterhours nelle orecchie.
Eppure non ne ho tempo, devo studiare, studiare e studiare ancora, come se per colpa delle scelte che ho preso in passato ora io ne debba pagare le conseguenze. 
In fondo non mi pento di cosa ho fatto, forse se le avessi evitate a quest'ora avrei meno problemi interiori, meno paranoie, ma .. boh.

Fidanzati..fidanzati...e ancora fidanzati. 

(Sembra quasi un imperativo! fidanzati! giovane fidanzati! )

è una parola dalla quale vorrei sfuggire, che vorrei evitare di leggere. 
Ho avuto abbastanza fidanzati in questi ultimi anni, anche per brevi periodi, quindi li definirei uscenti. Giorni, settimane, mesi, anni, ma nessuno che abbia davvero cambiato qualcosa in me, che abbia lasciato il segno. Sono ancora qua, sempre io, con le mie paure, con le mie insicurezze, coi cocci che mi porto dietro, dentro a uno zaino che si fa sempre più pesante, ma non sono pezzi del Mio cuore, ma del loro, pezzi che ho trattenuto, pezzi che ho rotto io di proposito, perchè mi annoiavo, perchè mi sentivo presa in giro, perchè non mi sentivo apprezzata, perchè non venivo ascoltata, perchè non ero libera di uscire, perchè? troppi! E ogni mese mi ritrovo a dover trascinare quello zaino appresso, ovunque io mi diriga, non pesa, ci mancherebbe solo che pesasse.
Non pesa sulla schiena, ma pesa sull'animo.
Ho rovinato anche io un'amicizia, non molto tempo fa, non molti giorni fa, pensavo io mi stessi immaginando tutto, pensavo che il mio migliore amico non mi stesse davvero facendo delle avance e pensavo che io non mi sarei innamorata e non avrei provato attrazione per lui.


Questa sono io. Ciao Tommaso. Ciao.

domenica 11 novembre 2012

Il Capolinea. Piove,e noi siamo lì a prendere coscienza della vita che ci sta toccando goccia a goccia.


Ti vedo nella folla che si è radunata, come ogni Mercoledì davanti al Pub.
Ti ignoro.
I tuoi amici mi hanno vista e mi indicano.
Vado in bagno e quando torno sei lì, che mi aspetti, mi guardi.
Ti saluto, come  semplici amici che siamo, che dovremmo essere.
Mi guardi con tenerezza e il mio atteggiamento gelido si rompe in un sorriso.
Non dovremmo vederci, parlarci, abbracciarci, toccarci.

Piove,e  noi siamo lì a prendere coscienza della vita che ci sta toccando goccia a goccia.

Mi stringi a te. Non vorrei lasciarti andare.
Mi sfiori i capelli con le labbra, ci respiri dentro.
Dentro a quel rosso scarlatto, sento il tuo cuore.
Ti guardo negli occhi, mi sfiori una guancia, ti parlo spinta dai fiumi dell'alcol, senza freno, senza pudore, senza ritegno. So cosa voglio. So cosa non devo fare. So cosa dovrò dire.
Sono stanca di tutto, non voglio che tu mi menta, voglio che tu mi ferisca, che per una volta sia sincero.
Non sei fatto per me, e ogni volta che te lo dico, mi zittisci ; " lo sai che non è vero, non devi dire così, lo sai anche tu che non è vero".
"Non è vero cosa" vorrei chiederti? 
"Non sai neanche tu quello che vuoi"

Non avresti le palle per decidere, di prendermi con forza e dirmi che tu mi vuoi, che per te non è solo una semplice amica
Mi sorridi, mi abbracci. Ci guardiamo per minuti, che sembrano eterni.
Mi stacco, come sempre qualcosa si è rotto. 
Ritorniamo ognuno alla sua realtà, ai suoi amici.
Dopo poco ci ritroviamo ci abbracciamo, mi stai vicino, mi spavento per colpa di un ragazzo che conosco, è molto violento, io mi spavento ti stringo, tu mi stringi, mi prendi per mano, mi dici che tutto andrà bene, mi dici " Ciccia, calma, non è successo niente, non ce l'ha con te." 
Mi sciolgo in quelle parole, nel calore umano.
Oggi ho litigato con Giò, ci stavamo per lasciare, volevo dirgli di te, e di quanto io mi faccia schifo, poi gli ho detto "scusa hai ragione, , ho sbagliato ad uscire, cercherò di cambiare, di bere di meno, di vivere più tempo con te".

Una verità che salva solo per rendere meno pietosa questa esistenza

Sento note di jazz e blues fuori dalla finestra, non riesco a dormire troppi pensieri ultimamente.
Non è facile far finta di niente, dimenticare, e soprattutto avere paura di prendersi le proprie responsabilità. Non è facile chiudere porte in faccia, solo per nascondere la verità, una verità che fa male, una verità che uccide, una verità che salva.
Sono sempre stata brava con le parole, forse più a dirle a voce che a scriverle, parola dopo parola, si creano le idee, e gli altri cominciano a credere nelle stesse, idee che non hanno fondamento però, false, solo per rendere meno pietosa questa esistenza.


La mia vita e un regalo

Testarda, Dolce, Ribelle, Sincera, Maschile, Femminile, Indifesa, Manesca, Sensibile, Leale.

Primo anno di liceo, sembra ieri che avevo 13 anni, sembra ieri che tutti i miei sogni si infrangevano sopra l'asfalto. Sembra ieri che mi hanno bocciato, che mi sono fatta la prima tinta, che ho baciato il primo ragazzo, che sono stata tradita, ferita, che ho mangiato il primo kebab, che ho bigiato, la prima protesta contro la Gelmini, le prime stronzate, gli scherzi, il the in bustina preparato con l'acqua dello scaldabagno, le interviste doppie, la libellula, la fornarina, il proprietario amico, le sberle, gli insulti pesanti, i pianti, i cuori infranti, la dieta, i vestiti dark, punk, rap, perfettini, le compagnie,la corsa,  la prima sbronza, il primo gatto obeso, la prima volta che me la sono fatta a piedi da te a casa mia perchè avevo perso il pullman, la prima volta a Milano, i pranzi con tua madre, tuo fratello alto 1m 40cm e adesso mi supera di 10 cm, i gemelli che mi assillavano di domande, tuo fratello e le tabaccate, le prime sigarette, il primo caffè, la prima canna, il primo preservativo aperto, la scoperta dell'amore, le scuole, gli studi, le scelte e i cambi, e tu, tu che mi eri accanto, tu che mi capivi.
Noi che uno sguardo vale più di mille parole, noi che la cacca si fa in giro.
Noi che accendiamo i forni nelle case degli altri e da altri, noi che terrorizziamo i pulcini.
Noi che Km e Km a piedi.
Noi che "quello ispira una cifra".
Noi che "minchia dammi il 5".
Noi che da sbronze ci faremmo anche un palo.
Noi e le serate da combattimento.
Noi e il Wellington pub.
Noi e l'Uvaviva.
Noi e il nulla.
Noi e Torino.
Noi e le birre nel bagno.
Noi e le cotolette.
Noi e il sexy shop.
Noi e il bar degli albanesi.
Noi e la diversità.
Noi e il tradimento.
Noi e la merda.
Noi e i problemi sentimentali.
Noi e la musica, il letto gonfiabile, gli ex, le palle piene, e gli insulti facili.
Noi e i 18 anni, il compleanno lo stesso giorno, ma un mese di distanza.
Noi e le risate stupide, i rutti spontanei e spaventosi.
Noi e gli sguardi schifati.
Noi così diverse da completarci.

Amsterdam e Tommaso

Ho letto e riletto i tuoi messaggi ad Amsterdam, ma non ti ho risposto. Lì c'è internet ovunque, ma io voglio darti delle risposte pensate e anche se ti ho pensata ero troppo in mood vacanza. Mi sono trovato bene nella Venezia del nord, l'albergo non era il massimo, gli asciugamani erano tutti bucati, ma almeno non c'erano scarafaggi o pulci nel materasso. Non sono andato lì per ammazzarmi di canne (non fumo), nè per andare a puttane (non ho soldi da buttare in troie e non mi interessa), sono andato a trovare un amico che studia lì da un po' di mesi. Siamo andati in sei, tre ragazzi e tre ragazze. Ci conosciamo dal liceo, non siamo "coppie", abbiamo vissuto tante cose insieme e ci vogliamo bene. Io non ho tanti amici, non sono capace di mantenere i contatti, sono piuttosto chiuso.
Andare ad Amsterdam con un amico che vive lì vuol dire vedere anche un sacco di posti in cui i turisti non sono soliti andare, vuol dire uscire insieme la sera con gente del posto, vivere un po' le loro abitudini. Ci siamo divertiti. Non c'ero mai stato.
A me non serve una donna perfetta. Mi è del tutto superflua una bambolina con la bocca a cuore se dietro l'aspetto da Barbie non ha altro che il desiderio di farsi guardare.
Non pensare che io ti prenda alla leggera perché non ti dia della "figa". Solo, non voglio sminuirti, ridurti a un aggettivo. A che serve dirti qui quanto sei bella? Se sei bella te lo dico quando sei a 20 cm da me, ti sento vicina, respiro il tuo calore e ti vedo negli occhi.
Mi piace il modo in cui mi dai delle risposte strutturate e pensate. Questo è bello. La vibrazione della tua voce se la sentissi sarebbe bella anche se non avessi una voce ma squittissi come un topo, il modo in cui schiudi le labbra per parlare, il modo in cui ti tocchi i capelli, il modo in cui frughi nella borsa per cercare chissà cosa, il suono dei tuoi passi, come ti giri e guardi dietro di te, il tuo riflesso in uno specchio, sulla maniglia di una porta… questo è bello, anche se non l'ho mai visto e sentito da te, perché è unico, ce l'hai solo tu.
Io sono una persona complessa, diffidente di natura. Ho paura di infatuarmi di qualcuno qui dentro, anche se è esattamente quello che voglio. Adesso che ti sei fatta rossa, mi fai ancora più paura di prima. Una paura buona, ma è sempre paura. Per esperienza, se inizi a raccontarti a una sconosciuta, non vai da nessuna parte. Racconti e basta e un bel giorno la sconosciuta a cui ti sei aperto si chiude, inizia a ignorarti, a dimenticarti, perché la tua faccia è solo una faccia a cui si è confidata qualche pomeriggio su una chat del cazzo popolata da poveri idioti il cui unico pensiero è portarsi la sconosciuta che piace a te in camera loro, buttarla sul letto e chiudere a chiave la porta. Una faccia che magari dentro ti ha ucciso, perché è diventata una routine parlarci insieme e quella routine inizia a mancarti, e finirai per non vedere mai.
Io non voglio opprimerti, non voglio disturbarti. E quando dico "non voglio disturbarti" non intendo "non voglio romperti le palle" intendo proprio "non voglio disturbarti in senso fisico e mentale", non voglio buttarti addosso la mia merda, le mie sovrastrutture malate sul mondo e sulle cose. Spesso esagero, mi lascio trascinare, sembro un depresso quando invece ho una vita piuttosto normale, un fratello, un cane. Quando scrivo, con poche parole non riesco a esprimermi.
Solo non voglio più sputtanare le mie insicurezze alla prima che mi fa gli occhi dolci e mi dice "ciao", se non si fida di me o se sono solo un passatempo mentre frequenta altri. Non voglio essere una seconda scelta, non voglio sentirmi dire che hai un ragazzo, che cerchi un'esperienza a due con un'altra donna o cose così.
Io ti vedrei anche in cam, se vuoi, ma non voglio darti l'idea del maniaco che vuole guardarti o di quello che ti sta troppo addosso. Io mi piaccio e per piacermi ho fatto fatica, ma non mi sento bello, non mi sento un "figo".
Non mi sento un "disperato" e non cerco "figa".
Capisco la tua ironia, anch'io ne ho molta e quando ho voglia di buttarla fuori sono spesso autoironico, ma la presa di coscienza della realtà è molto forte in certi momenti e va a periodi.
Io voglio conoscerti. Non pretendo di capirti, anche se mi piacerebbe provarci. Mi hai detto che guardi Futurama, mi hai detto che rifletti su quello che dico, e riesco quasi a immaginarti in metro mentre sorridi agli altri. In questo modo mi apri spiragli di te e della tua vita che trovo veri e sentiti, anche se di personale non ci siamo detti quasi niente. Trovo molto belli i tuoi discorsi lunghi.
Mi piacerebbe che riuscissi a capire, che capissi quanto io apprezzi i tuoi discorsi lunghi e avere di nuovo tue notizie.
Ciao rossa.
Mi chiamo Tommaso.



Ciao Tommaso.
Fa sempre piacere sentirti... Hai ragione quando dici che un giorno è probabile che quella sconosciuta alla quale ti sei abituato se ne andrà, ma starà a te cercare di non farla andare via.(sto cadendo nel banale delle frasi fatte, ma è quello che penso) le persone bisogna essere capaci di tenersele accanto e anche strette (immagino la scena di me che lego un mio amico/a alla sedia con una corda e le dico ora staremo insieme per sempre hahahhahah) sto delirando.
Come sempre mi rispondi in giorni in cui mi sento un caso disperato, se mi vedessi ora diresti "e quella che è..è scappata di casa?". Beh sarà che sono in pigiama coi capelli rossi gonfi e mossi dalla pioggia che ho preso ieri sera, sarà che sono ancora un pò intontita dall'alcol che ho bevuto, sarà la depressione della domenica che coglie tutti, no..no..no..non è la depressione. Sono io, un caso disperato attaccato ad un PC in cerca di un pò di vita. Di vita vera intendo, di conoscere gente nuova, di conoscere un pò la diversità che ci accomuna. Di credere in un'emancipazione che in realtà anche nel 2012 non esiste, e molte volte mi ritrovo a dire.. ma davvero pretendono che io mi beva la storia dell'emancipazione? Della libertà e dell'uguaglianza?!Va beh.. piccolo anfratto.
Mi ritrovo a vivere con la paura che una perchè donna non possa avere un amico maschio, perchè per foza ci deve trombare e robe del genere..
Evito di dilungarmi troppo. Evito perchè sennò non finirei ora. Non vivo di complimenti, non vivo nella mia supposta bellezza, non vivo del mio ego, anche se ammetto di essere narcisista, alle volte molto estremizzata, ma io sono così, non voglio sentirmi assillare da sei bellissima, però se non sento un complimento divento insicura e la mia piccola torre crolla, mi crolla addosso, e faccio fatica a ricostruire tutto. Mi sono sentita dire troppe volte delle cattiverie che mi hanno ferita, e nonostante io mi consideri una donna non solo con un bel sedere ma anche con un bel cervello, riesco a farmi del male ascoltando gli altri, ascoltando il mondo che mi circonda, ascoltando cose che non comprendo. Cose che non riesco a concepire, la normalità, ma essendo io Donna non mi è permesso, persino nella stramoderna Italia. Ma comunque, non sono nata proprio ieri e un pò mi informo sui vari paesi, e si sapevo che ci fossero tanti internet caffè. I Paesi Bassi , mi hanno sempre affascinato, non per le droghe, non per la libertà sessuale, ma per la loro libertà mentale, per il loro governo, le loro tradizioni.


Le parole, le parole, non sono mai abbastanza, non riuscirei mai a farne a meno, io amo i silenzi, li amo, li adoro, ma quando si parla, quando si SCRIVE, quando si LEGGE tutto è diverso , tutto è più magico, tutto è  più speciale, beh io mi sento un pò speciale. .. non ho l'ispirazione.. ti scriverò ancora dopo . Ciao Tommaso. Io sono Kim