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venerdì 30 novembre 2012

Mi sento così triste ultimamente!!!!!

Ho preso in fretta i miei 4 stracci.
Li ho ficcati in uno zaino, presa dalla foga, dalla rabbia.
Ho preso 2 libri che mi sarebbero serviti domani.
[corri. scappa, vattene]
Prendo su tutto ciò che potrebbe servirmi, una sciarpa, un paio di calze, la spazzola, il deodorante, i fazzoletti, prendo l'MP3, le cuffie, il caricabatteria del cellulare, sono pronta, ho su i jeans grigi, la felpa degli indignati, il giubbotto è sul letto, le scarpe ai piedi, sto per uscire dalla porta, non ci sono le chiavi.
[dove sono le mie chiavi. Perché le presta sempre ai suoi amici? Perché non sono mai in questa casa quando servono??????]
Mi assale il panico, non riesco più a respirare, mi ritrovo ancora qua chiusa in questo CUBO, oggi c'è anche sciopero quindi col cazzo che posso prendere il treno, le chiavi dell'altra casa non ci sono, dove posso stare? tutti quelli che conosco abitano troppo lontano!!!Mi svesto con astio, con l'odio più profondo che racchiudo dentro di me!!!!Piango, fuori piove, e di sicuro non mi metto a dormire come i barboni per strada, piango, piango perchè se le cose andassero diversamente non dipenderei da lui, perchè non mi farei trattare così, perchè la mia amica me lo aveva detto di lasciarlo, perchè " prima Kim eri felice, riprendi in mano la tua vita, se non per te, fallo per me, fallo perchè mi vuoi bene" e queste parole mi fanno male.
Cosa posso fare adesso, chi posso chiamare, mando un messaggio a uno dei tanti lui, e mi dice che ora non ha tempo, che ci "aggiorneremo" noi, come a dire, che cazzo me ne frega a me di te, tante belle parole, per poi, ora che sto morendo che mi dici? Che non hai tempo..FANCULO!!!!!
Giò è tornato, sono andata in bagno, col mio Pc, le mie cuffie, e la voglia di ucciderlo, come se questo sia un comportamento normale, non sono mai stata trattata così male, mai, neanche Vincy aveva mai esagerato così tanto, e mi chiedo ancora in quale vicolo stia finendo, perchè non sono da Tommaso ora, perchè non sono andata oltre al mio egoismo, perchè non riesco a vivere in pace? Mi alzo lentamente, mi fa male la testa, è tutto oggi che non sto bene, è tutta settimana che sono malata, è solo un giorno in più sulla terra mi dico.
Mi sento così triste ultimamente!!!!! 
Mi sento così sola, così incompresa, così inutile, così indecisa sul cosa fare, sul come farlo e sul quando. Sento che i pezzi del mio puzzle non andranno mai al loro posto, neanche a volerlo ricomprare nuovo..neanche allora!!!
Mi sento sempre più piccola, persino dal mio metro e ottanta, mi sento così indifesa.

Si ferma la musica, lo sento russare, e mi sollevo un pò di morale, almeno non lo dovrò più sentire, sono distrutta, il mio piccolo mondo è crollato, non l''ho retto più sulle spalle, e sto sprofondando in un pianto interminabile, come la sua bellezza, le lacrime ricordano la pioggia, e tutti nasciamo gridando e piangendo,  tutti nasciamo dal pianto e dalle grida di una madre, dal suo dolore, ce lo portiamo dentro, ogni donna se lo porta dentro, come se la propria vita sia stata segnata fin da quel semplice pianto, da  quel fragile momento. ma a me nessuno lo ha detto in anticipo, e perchè?
Ascolto le dolci note di "il favoloso mondo di Ameliè " e la tristezza e semplicità di quelle note sembra rispecchiare la nullità e il vuoto che sento dentro, un profondità difficile da scavalcare o scalare.

There's something left to find ♥



Io ho paura e più ho paura di te più sento di volerti con me. Sento di voler respirare la vita che fai per rendermi conto che in realtà la mia è una passeggiata, una prestazione da bambino inconsapevole, un lamento contro un male non così cattivo come il tuo. Io vedo in te un cuore denso di cose buone e non meriti questa oppressione, questo peso addosso. Non meriti di essere infelice e di sfogarti contro te stessa nel modo in cui lo fai. Il tuo modo autodistruttivo di bere, di volerti ubriacare per non soffrire quando non hai una cuffia in testa e delle note musicali non ti cullano nel letto prima di andare a dormire. Non voglio sentirti usata nel cubo di casa in cui un delinquente ti ha rinchiusa. Non voglio sentire i tuoi lamenti e non voglio sentirti dire che soffri per lui perché da quello che scrivi lui non può capirti in questo momento della tua vita. Mi meraviglio della tua apparente intelligenza se immagino quanto tempo ti abbia costretto ai suoi giochi con un giogo al collo da cui tu non ti liberi perché l'hai reso un maestro di vita, colui che ti ha formata, magari resa donna. Vorrei portarti via da lui, dal ricordo di Vincy, da LUI (chi è LUI?), perché io non ce la faccio a scoppiarti dentro con le mie parole e a ricevere il male che ti danno come un calcio nei coglioni. Sarei un bambino se volessi pretenderti come un giocattolo mentale alla stregua di un cruciverba senza schema, e rischio anche di sentirmi un coglione se penso di volerti come una donna quando tu vivi con un uomo che ha il doppio dei miei anni e, almeno anagraficamente, è più uomo di me. Pretendo tu sia consapevole del fatto che mi danneggia in modo pesante vederti star male, saperti consolata da tanti uomini indefiniti, sentirti oltraggiata dalle mani e dai pensieri farciti d'orrore di questi artigli che ti mettono addosso. Ho intravisto migliaia di foto tue e non le guardo. Il solo pensiero di guardarle mi avvelena perché tanti le guardano con la bava alla bocca. Tanti ti guardano e sognano di averti con lo stesso gusto con cui un ventenne medio fa un lavoro di merda sottopagato solo per aggiungere un'altra tacca al curriculum. Io non ho bisogno di una tacca in più. Io ho bisogno della difficoltà di cui sei imbevuta come una spugna per espugnarla e regalarti un momento in cui ti senti felice davvero di avermi accanto, ma quando mi sembra che ti avvicini ai miei bisogni poi di colpo ti allontani e mi dai del "freddo". Io sono freddo cazzo, sì. Sono un povero introverso e da sempre la mia timidezza è vista da chi non mi conosce come una minaccia, una chiusura, un male, una povertà. Essere timidi equivale a essere messo da parte, perché sembri sempre gelato nello stesso catatonico umore, laconico nella tua assenza di partecipazione alla vita quando la gente ti vede solo come un passante interessante fuori dal mondo e dalle cose comuni. Ma io partecipo eccome, a mio modo, e quando voglio vincere ci metto anche le viscere sul piatto dove il tuo moroso tira la sua schifosa bamba. Allora quando mi vedrai davvero dentro, saprai quello che ho davvero dentro: del sangue come tutti, della poltiglia rossa, la stessa che ha un cinghiale quando lo macelli e fa svenire uno studente di medicina alla prima autopsia perché ha paura dello stesso sangue che ha in corpo e di cui si macchia le mani ogni giorno e spesso fuori dal tavolo operatorio.
Io non ho dieci anni e anche se ne avessi dieci saprei vedere più di altri quello che altri non vedono. Saprei vedere più di un trentenne, di un quarantenne, di un cinquantenne che dice di capirmi ma sbaglia perché non è mai stato come me neanche a dieci anni. Non è presunzione, lo senti e basta se è così. E lo senti perché hai vissuto cose, perché hai un cuore che pulsa delle stesse emozioni di cui ognuno ha bisogno ma hai mancato bisogni di cui tutti hanno la pancia piena e tu no perché non sei riuscito ad appagarli mai. Perché ti hanno osteggiato, perché ti hanno deriso, perché ti hanno fatto pesare la tua timidezza, la tua introversione, l'orgoglio di essere te stesso e non una marionetta in mano al vento degli altri che vuole scoparti anche il carattere. Io non vado dove vai tu, io non sniffo la tua merda e anche se ti amassi non pretenderei mai di essere come te perché non è così, mai, con nessuno. Perché ognuno è l'individualità che si è montato addosso da solo e troppi non hanno avuto il coraggio di non prenderla già montata, precostituita sulla pelle della massa a pecora di cui non ho voglia di fare parte. Non sono mai stato sociale. Al calcetto ho sempre preferito leggere e ho iniziato a fare il dj, il fonico, a comporre musica per esternare quello che a parole non sono mai riuscito a dimostrare. Perché ognuno vuole una dimostrazione da te, devi sempre dimostrare qualcosa a qualcuno; la vita funziona così, il lavoro te lo prendi così, gli amici te li conquisti così, una donna te la conquisti così, non puoi farlo in altro modo se vuoi sopravvivere. Ma a me fa male, perché me ne starei sulla scrivania a rileggere Cyrano tutto il giorno e il resto vada a farsi fottere. Però non si può fare, perché ho bisogno di mangiare per vivere e di avere dei soldi in mano per farlo. Ho bisogno di avere i miei sogni: di sognare una donna che mi ami, di sognare qualcuno che mi comprenda, di sognare qualcuno che si fidi di me e mi dia le occasioni su cui una giovane vita si costruisce, le opportunità di avere un futuro di cui la vecchia generazione non si preoccupa perché lo ha già. Perché allora c'era il boom economico, era un'altra cosa. Perché erano gli anni '60, perché la gente andava in piazza e ci credeva sul serio. Perché ci si fidava della politica, perché la Democrazia Cristiana era qualcosa di serio. 
Sono freddo, sì. Sono freddo perché se ti chiamassi al telefono non riuscirei mai a parole a farti un discorso come questo perché a voce mi si strozza tutto dentro, perché faccio fatica a parlare, a dare un esame orale a scuola, a intervenire in una conversazione senza uscirmene con una voce fessa da adolescente imbranato, a sfidare l'arroganza di chi mi passa davanti non perché è più intelligente ma perché ha un'eloquenza sfacciata di cui io sono sprovvisto. La mia eloquenza è nelle mani quando scrivono, sì, ma in realtà c'è sempre, anche quando ascolto senza parlare, quando assimilo i pensieri degli altri e ne elaboro di miei.
Io ho fatto lavori a 23 anni che trentenni, quarantenni nel mio stesso mestiere hanno sognato tutta la vita e non sono mai riusciti a realizzare nemmeno una volta. Dovrei esserne orgoglioso, ma non basta. Non mi basta. Non ho nemmeno capito quanti anni hai, cosa studi, che cosa rappresentano le tue confessioni. Cosa sono io? Un prete? No, non sono un prete. Perché secondo te non ho voglia di tenerti la mano, di darti un bacio e sentire se sai di alcool o l'alcool lo bruci in quello che mi dici? Io ho senso dell'umorismo anche se non riesco a fartelo intravedere. Io sono amato dai miei amici, mi vogliono bene, mi cercano. Chi non mi cerca io non lo lascio lì a sperare di ritrovarmi di nuovo: io lo chiudo fuori. Per questo dei 3000 e passa iscritti alla mia pagina e degli altri 300 amici sul mio profilo privato, dei messaggi che ricevo da indiani sconosciuti, da gente mai vista, i miei amici veri, quelli che frequento spesso, con cui mi diverto di più perché so di potere contare su di loro, sono sempre gli stessi: Riccardo, Chiara, Marco, Alessia. Perché sono veri. Perché Riccardo c'è sempre. Perché Chiara quando mi sono operato alla retina c'era. Marco mi difendeva quando i bulletti mi prendevano di mira e io lo aiutavo a sentirsi un uomo quando stava male perché tutti avevano la barba e lui nemmeno un pelo.
Tu dov'eri quando io ho quasi perso un testicolo per una torsione testicolare e mi hanno operato d'urgenza? Dicono che sia un dolore simile al parto, non lo so, ma mi ricordo che stavo malissimo.
Vuoi fare l'amica, vuoi entrare nella mia vita e mi fai entrare nella tua vita, sì, ma questo ha un prezzo su di me, su di te, sui tuoi amanti. 
Sei l'ultima arrivata e vuoi impormi le tue basi schizofreniche su cui tratteggiare appunti sul tuo quadro psichico. Io non sono il tuo psicologo, il tuo psichiatra e non mi interessa neanche fare finta di essere il tuo ginecologo per avere il privilegio un giorno di leccarti la figa. 
Ti ho detto fin troppo bene cosa mi aspetto da te. Io non sono facile e non sono perfetto. Potrei solo dirti "ti porto di qui, ti porto di là" per alleggerirmi i pesi che mi porto addosso, per sfogarmi su una matta che si dimostra aperta e disponibile, ma non è solo uno sfogo e tu sei troppo furba per essere una pazza malata a cui offrire la mia solitudine perché in questo momento non riesco ad offrirla ad un'altra. Se te la offro vuol dire solo una cosa: voglio crederci. 
Ti scrivo qui e non ti scriverò più su quel sito dove tutti cercano qualcosa, perché io quello che cerco lo trovo nella tua passione con cui mi dici tutto e non voglio più trovarlo con l'impersonalità "fredda" dell'estraneo "freddo" che non ti scalda come vorresti. Per cui ti scriverò qui. E lo farò sempre così con lunghi scambi, se la mia spontaneità di parlarti come se fossimo uno davanti all'altro, botta e risposta sintetici e scarni, ti fa così gelare e non ti sembra bello.
Ciao Kim


Ciao Tommaso. Non è questo che voglio, 
non voglio che tu sia il mio prete non voglio che tu sia mio amico,
e sinceramente non voglio ..ti scrivo domani, ora non riesco a sistemare le parole..



Ciao Tommaso.
Eccomi qua.
Il non aver dormito affatto mi rende alquanto irascibile, solo che non riesco a dormire in questo cupo pomeriggio. Ieri è stata davvero una bella serata,mi sono divertita con 2 tipe a parlare, e sinceramente non me lo sarei mai aspettata di avere così tante cose in comune con loro. Ho mangiato molto bene, e tanto per introdurti un pò alla mia serata, ho mangiato antipasto di nduja e platani fritti, un primo di tagliatelle con ragù di verza e salsiccia (io non la digerisco la salsiccia così come il pesto), e poi costine con salsa barbecue fatta in casa ( io non amo le costine), e un'insalata di lattuga carotine e mela rossa.(guarda il caso proprio rossa ahah). Ho bevuto un pò.. tanto. 3 birre doppio malto,una bottiglia di rosso e in 3 abbiamo fatto fuori 2 bottiglie di angustura. Penso di non aver mai apprezzato così tanto il rum come ieri sera. Poi per finire in bellezza una torta tipo cremino con biscotto al cioccolato e i bignè alla crema. Ho riso tanto, so solo questo che ho riso riso riso..riso per dimenticare. Sono tornata a casa poi, con Giò, con la bianca e con la vista dell'alba all'orizzonte. Mi sono messa a letto alle 8.17 mi sono svegliata alle 10.45, e ora sono qua..senza sapere che scriverti, senza potermi o volermi difendere, scusare.per me puoi pensare quello che vuoi, puoi dire che non vuoi essere mio amico, prete, amante, che vuoi l'esclusiva. Dubiti della mia intelligenza, quasi a volermi compatire, come se io ti avessi chiesto di essere compatita. Ti sbagli Tommaso, nessuno mi ha rinchiusa ORA in nessun cubo. Sono io che rimango, sono io che ostento ancora, solo io, e LUI è lui..lui che tu non puoi comprendere,lui che volevo fosse solo un'amicizia, lui che non mi aspettavo sarebbe andata oltre, lui che ora vorrei tornassimo come prima a vederci 2 volte a settimana berci 2 birre farci 4 risate e riprendere il treno delle 00.24 come ogni mercoledì o sabato. Lui che adesso non lo farà più..e lui non è Giò.

Mi ha detto che mi ama, che sono l'unica donna che al momento vorrebbe accanto a se, ma io non gli credo, e mi chiede se per me sia lo stesso, se io provi lo stesso, gli ho risposto che anche per me è lo stesso, ma non è vero, non pensavo a lui mentre mi abbracciava, mentre mi baciava. E non vedevo l'ora che finisse tutto. Non pensare male, non mi faccio usare, sono io che uso, io che incomincio e io che mi stanco prima di aver concluso.
Vorrei scriverti, vorrei trovare l'ispirazione, vorrei avere delle risposte alle tue domande, ma sono le risposte che anche io sto cercando... Chi è LUI? Mi domando davvero chi sia , che cosa significhi per me. Vorrei che tu vivessi almeno un giorno della mia vita, che la vedessi da fuori, che ci respirassi un pò dentro, per vedere se davvero sono io che ho qualcosa che non va, o se anche altri prenderebbero le mie stesse decisioni.
Cosa me ne faccio di un cuore buono, se poi mi fottono l'anima.
Giò non può capirmi, sarà che lui ha sempre avuto tutto alla portata di mano, sarà l'età, e sarà che io non ho intenzione di parlargli.
Alle volte penso che sappia solo come io mi chiamo, e non chi sono davvero, Che non conosca la mia risata stupida, la mia faccia incazzata, il mio fiore preferito, il mio colore preferito, il mio cibo preferito, non so neanche se lui sappia davvero cosa io non mangi e cosa mangi. Non sa che amo passeggiare per ore nei "BOSCHETTI" di Milano, che amo stare ore a sentire il fiume che scorre lento, e si infrange sui massi, che trascina tronchi d'albero.
Vorrei sentirmi anche io come quell'albero, trasportato dalla corrente, fredda, gelida, crudele.
Alle volte sogno di lasciarmi andare giù da un ponte, finire in acqua, non opporre resistenza, non nuotare, impedire all'istinto di sopravvivenza di reagire. Vedere dove potrei arrivare e dove mi potrei fermare. Ma non lo faccio. Vorrei, non mi spaventa, non ho niente da perdere.

 Mi vuoi come donna, ma non mi conosci neanche, cosa sai davvero di me? Ho così tanti problemi caratteriali che se tuo padre dovesse analizzarmi mi riempirebbe di ansiolitici. Ma questa è un'altra storia, questo è un altro film, che io non conosco e che non voglio visionare. Amici, amici, amici. Io ne ho solo una di vera, sincera sempre presente, che non mi viene a trovare alle 7 di sera solo perchè il moroso l'ha piantata in asso per andare a Milano e ritornerà chissà quando. Ne ho solo una, LEI, e la conosco dal liceo. Semplice conciso. Ma io non sono fatta per avere amici, compagnie, io sono fatta per la solitudine. Per stare sola, per la riflessione. 

Ciao Tommaso. Oggi va così.

martedì 27 novembre 2012

La mia canzone.



Piccola

Vivi giorno per giorno
cerchi di soddisfare le tue voglie prima che
ti consumino

I colori sono più brillanti
il mondo ti può eccitare
quando sei sotto il suo incantesimo
Puoi dire
con assoluta consapevolezza
che la vita senza questo sarebbe un inferno

E il tempo ti sta scivolando tra le mani
senza lasciare il segno su nessuno momento della tua vita
Quando ti rassegni ad essere intorpidito
la paura scompare
e tutto sembra chiaro

Quando il vuoto è sopra di te
ti riempie come un palloncino
e fluttui
in alto sopra il mondo reale
e pensi a quando
eri solo una ragazzina

Dove andresti piccola?
Cosa potresti fare?
Non hai sentito piccola?
L'unica cosa certa è l'incertezza

Puoi sentire la fame dentro te
ma il desiderio non ti guiderà più in avanti
sprofondi tra le assi del pavimento
dove i ratti mangiano secondo la tua volontà
e lo faranno finchè
ti farà male la pancia
e la tua anima si calmerà

Liberati dai tuoi demoni
per troppo tempo li hai creduti
quando ti dicevano che eri debole
fai un passo nel tunnel
con la luce dopo la curva
alla fine
puoi iniziare a rimediare
Chi lo sa dove andrai piccola?
Potresti fare così tante cose!
Non hai sentito piccola?
Andrà tutto bene
se lo vorrai

Tu dici di non sapere amare, ma di amore ne prendi tanto, te ne cade a tegole addosso e lo butti via con la velocità sincera con cui mi dici "ho sbagliato". Ma dove hai sbagliato? Sei fatta così, c'è poco da fare. Tu dici di avere sbagliato ma non hai sbagliato niente e lo sai. Perché sai giostrare il cuore caldo della tua intimità a piacere con qualsivoglia pedina. Ognuno ha un pezzo di te, un pezzo diverso di te. A ognuno dici quello che vuole farsi sentire

Non vogliamo le stesse cose, è evidente. Tu non parli mai di me, parli di te e di altri. Non capisco se sono sempre gli stessi o ogni giorno ne nasce uno diverso, si fotocopiano o crescono se annaffiati dalla pioggia invernale.
Io non ho più l'età per leggere dei tuoi amanti. Torno a casa tutte le sere tardi, la mia vita è un trascinarmi da un posto all'altro come un pacco postale e mi sento piuttosto distratto dagli eventi. Pensavo di essere insicuro, ma mi rendo conto di non esserlo per niente. 
Mi rendo conto di sapere con esattezza quello che cerco e non ottengo, per il semplice fatto che sbaglio persona: sbaglio indirizzo, busso alle porte sbagliate. Non tratto le cose e le persone come dovrebbero essere trattate. Di cagnette pronte a saltare da un letto all'altro ne posso avere quante ne voglio. Vado in RAI e prendo una ballerina a caso, quelle con l'ansia di farsi vedere, quelle con l'ansia di essere belle e di non sentirsi amate abbastanza. Quelle che te la danno senza tanti problemi.
È chiaro, è lampante. Tu non vieni da me e se io provassi a venire da te sarebbe la stessa cosa. Sarebbe come partire, vedersi e poi rendersi conto che quello che vedi non ti soddisfa abbastanza. Non dare la colpa a un biglietto del treno, a una città che non vuoi vedere. Se volessimo la stessa cosa vorresti provare a, non dico sognare, comunque cercare di farti piacere, di immedesimarti nei contorni cittadini di cui la mia vita è costituita. Invece li disprezzi senza averli visti. Il disprezzo è qualcosa che non mi piace e non funziona coi sentimenti, li annacqua, li sfasa, li devia su altre traiettorie. Il disprezzo cancella idee precedenti, si nutre di preconcetti e li trasforma in distacco. Non dire che il tuo non è disprezzo, ma è solo ansia, ansia il cazzo. Se fossi ansiosa e basta e sul serio avresti voglia di sentirmi come dici di sentire dentro le mie parole, supereresti l'ansia; guarderesti oltre l'idealizzazione che ti sei fatta di me, sapresti definire qualcosa di nascosto e totalizzante dentro di te per non farti buttare giù dalla realtà violenta quando ti si presenta coi miei veri occhi. Non puoi dire che vedermi ti butterà giù come un birillo, non puoi essere così terrorizzata da quello che ho e hai fomentato. Anche tu l'hai percorso, l'hai voluto, sì, non dire di no. Anche tu hai caricato, hai coltivato, hai infiammato ogni giorno i nostri appuntamenti continui, che sempre appuntamenti sono anche senza vederci, senza frequentarci. Appuntamenti di passioni rivelate, di necessità svelate, di cantonate prese. 
Non puoi dire che non puoi fare con me quello che fai con altri. Con i tuoi amanti vivi la realtà che mi neghi e poi ogni sera mi scarichi i tuoi sensi di colpa, il tuo terrore viziato, sensibile solo con te stessa. Io non me ne faccio niente dei tuoi sensi di colpa se ripeti come un mantra gli stessi identici schemi di cui io ho imparato a liberarmi. Dì pure che non vuoi. Tu dici di non sapere amare, ma di amore ne prendi tanto, te ne cade a tegole addosso e lo butti via con la velocità sincera con cui mi dici "ho sbagliato". Ma dove hai sbagliato? Sei fatta così, c'è poco da fare. Tu dici di avere sbagliato ma non hai sbagliato niente e lo sai. Perché sai giostrare il cuore caldo della tua intimità a piacere con qualsivoglia pedina. Ognuno ha un pezzo di te, un pezzo diverso di te. A ognuno dici quello che vuole farsi sentire. Ma a me non serve un pezzo e basta. Non ho nove anni, non sto giocando. Mi guardo indietro, guardo avanti, ho mille progetti. Non so neanche se rimarrò qui, in Italia o se un giorno mi sveglio e vado a vivere da un'altra parte, perché tanto adesso cos'ho in mano? Niente. Non mi affeziono ai luoghi e ti parlo dei miei luoghi solo per darti quel senso di intimità che non sai accettare. Per te l'intimità evidentemente è il sesso e ti lamenti se tutti parlano solo di quello e ti dicono quanto sei figa, ma non sei diversa da loro. Neanch'io sono diverso da loro, perché comunque un rapporto solo di parole non mi basta. Ho il diritto di chiedere qualcos'altro, qualcosa che abbracci i miei desideri. È la mia vita, me la devo costruire. 
Non vuoi Giò ma stai con lui. Non vuoi l'altro ma stai con lui. Vuoi l'altro e continui a parlare con me, con altri. Non ha senso.
Io il mio senso invece l'ho trovato. Ce l'ho. So esattamente com'è fatto, che forma potrebbe avere. So che si scontra con la frugalità con cui ti dai via ad altri, perché io mi do a pochi. Io non mi do con te come faccio con altre e speravo lo facessi anche tu, ma non è così a quanto pare. Le tue sono solo parole, parole per gettarmi addosso le tue incertezze, ma io quelle traballanti seghe le ho superate da un pezzo e me le voglio buttare alle spalle. Io ho altre visioni. Io a maggio mi laureo e inizio a lavorare a tempo pieno. Sarà tutto diverso, saranno orizzonti completamente nuovi, senza l'università a rompere i coglioni. Sarà tutto ancora più faticoso e pesante di così. Il futuro, di cui tutti parlano come se fosse irraggiungibile, mi cadrà addosso come un macigno. Quel "da grande farò" si concretizzerà come essere investito da un tram all'ora di punta. Allora, vedrò davvero se avrò il coraggio di dedicare tutta la mia vita a un mestiere così complicato, perverso, insidioso, corrotto. Vedrò davvero se avrò le palle per arrivare a quarantanni e vedermi soddisfatto di quello che sono riuscito a costruirmi. Questo è il vero coraggio. Tu invece vivi una vita in cui sei coccolata dalla mattina alla sera, tradita ma coccolata, e ti lamenti anche. Sei ingrata di quello che hai, sei ingrata nel rifiutare quello che puoi avere. Sei sempre attaccata a una chat a chiedere amore amore amore e ti lamenti se Giò si fa, ma sei più drogata di lui. Sei meschina anche nel non accettare l'evidenza. 
Smettila di dirmi quanti amanti hai, quanto sei bella. Non me ne frega un cazzo di quanto sei bella fuori perché quello di cui dovrei preoccuparmi e dovresti prendere in considerazione per un'analisi a freddo sarebbero solo le tue contraddizioni interne. Non ti risolvi, non ti puoi risolvere così. 
E anche se cerco di starti vicino, tu mi respingi e respingendo me respingi tutte le mie metafore, le mie parole che ti nuotano dentro, ti piacciono ma non abbastanza per pescarle, conservarle sotto vetro, tenerle al caldo quando c'è troppo freddo. 
Respingi il "focolare domestico" ma sei sempre in casa di uno che dici di non amare. Tu respingi cose piccole che poi diventano grandi, ti si cuciono addosso e a cui in modo inevitabile finisci per aggrapparti. Perché non sei solida, non hai delle fondamenta solide su cui costruirti, ti servono gli altri. Ti serve un uomo sempre. A me invece non serve una donna. Non me ne frega niente di una donna. Io voglio LA donna e tu per me così non sei donna abbastanza, anche se fossi la più bella nel raggio di duemila chilometri. Io non voglio una compagna per la vita, non voglio la favola della buona notte e vissero felici e contenti. No. Però vorrei avere la forza di provare a raggiungere con lei quello che non ho raggiunto con nessuna. Tu dici che non ho idea nemmeno di cosa parlo, sono solo chiacchiere, la realtà è diversa, è solo un'utopia. Ma a me va bene anche l'utopia, il velo di Maya davanti agli occhi che mi fa sembrare bello quel che non lo è. Mi basterebbe per rendere la mia realtà meno svagata, anche per attimi insignificanti che risulterebbero spazi infiniti. Tu hai paura dei silenzi su cui la stessa paura si fonda, ma non può esserci un salto nel vuoto senza la paura e non è vero che il nostro incontro sarà al buio se mi hai rivelato aspetti della tua infanzia che altri non sanno. Se alcune cose che hai detto a me non riesci a dirle ad altri qualcosa vuol dire. Non so cosa vuol dire, ma qualcosa vuol dire. Come ti ho detto subito, però, io non sono un libro da aprire su una pagina a caso per trovare l'ispirazione per essere più serena nel tuo rapporto con Giò, coi tuoi amanti, con tua madre. 
Io ti aiuto, ma non sono un anestetico, un analgesico. Io ho detto fin da subito che tutto questo aveva un prezzo e che quel prezzo non era solo una scopata. E ho fissato un prezzo, perché tu mi sembravi all'inizio orientata in quella direzione. Perché hai manifestato idee e mi hai aperto varchi che mi portavano a pensare tu guardassi a me come ti guardavo io. Ma ho sbagliato. Tu non vuoi niente. Tu non vuoi me, non vuoi Giò, non vuoi l'altro, non vuoi nemmeno te stessa. Tu vorresti essere un'altra, magari essere me o la tua amica o sti cazzi. Ma come puoi pensare di essere qualcun altro? Di gettare la tua maschera di bella e dannata e crescere con una madre che ti voglia bene e rimanere bambina nei boschi? 
Bruciali i boschi, per quel che mi riguarda. Alzati una mattina e prendi decisione come cristo comanda. Incendio la mia infanzia. O brucio tutto. O inizio qualcosa di nuovo e mi tengo stretta me bambina, la porto nella mia nuova vita con tutto quello che mi è rimasto di vero.
Nessuno ti promette niente in questo spazio insignificante in cui viviamo un'ottantina d'anni e poi crepiamo. 
Nessuno.
Ciao Kim. Non ho nient'altro da dire.




Beh Tommaso, che dirti, sto ridendo, anzi sto sorridendo, compiaciuta del fatto che tu abbia realizzato finalmente chi sono.


Parole più vere non ci sono, io non voglio essere un'altra, ma se non prendo posizione da un giorno all'altro ci sarà un motivo, e sono cose che non ti ho detto e che mi tengo molto strette. Pensi che davvero non me ne andrei da Giò? Pensi davvero che non sarebbe più semplice? Pensi che non mi piacerebbe? Eppure non posso, non voglio, non ne ho modo.... E sono qua, e ci resterò finchè mi farà comodo, finchè non ne avrò abbastanza di essere tradita spudoratamente davanti agli occhi, davanti a gente che conosco e che mi sparlerà alle spalle a vita additandomi come una stupida. Non sono 20mila i miei amanti, ma non sono neanche pochi, ma  bastano, bastano a rendermi un pò più importante. Ma come puoi chiamarli amanti se io non li amo, se io li uso, se ho realizzato che LUI è solo lui e non ci potrà mai essere altro che amicizia...e Giò è falso, generoso, meschino, più di quanto non lo sia io.. e l'altro..beh l'altro è ancora un libro visto dalla copertina!
Cosa pretendi da me? Che prenda queste tue parole che le componga a tua immagine e somiglianza e che ti dica cosa..Che ti avevo avvertito fin dall'inizio di come ero, di come mi allontanavo quando scoprivo ciò che sarebbe diventato? Che non so amare, non voglio amore io, non ho bisogno di UN UOMO VERO che io riesca ad amare, ho bisogno di attenzioni, di avere tutti attorno a me, come io fossi un'ape regina.
Prendo tegolate di amore, ma ne ho prese così tante, in così tante forme diverse, che non ho mai costruito un tetto, sarò stata ferita, avrò dei traumi, sarò problematica, ma puoi dire tutto tranne che io non ti abbia avvertito!!! Ciao Tommaso, non so che dirti, e non so neanche io quello che voglio..questa è la mia vita, passo di letto in letto, pensala come vuoi, non mi toccano le tue parole, neanche se mi scrivessi che sono una troia mi incazzerei...hai bussato alla mia porta, ti ho aperto, ti ho fatto accomodare, poi hai calcato troppo sul vederci, e ti ho fatto uscire, come se le tue parole fossero finite, come se non avessi altro da dire.Come se ci dovesse essere per forza un incontro. Il biglietto del treno è una scusa, ma io ho la paura dei treni, per meglio dire di perdere i treni, non è nessuna metafora, ho paura di perdere i treni, di rimanere in posti che non mi piacciono, che non conosco, che non mi rendono sicura.


domenica 25 novembre 2012

C'è la neve nei miei ricordi, c'è sempre la neve,... e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare, tanto qui sotto .. nulla è peccato.

"F:Ernesto non lasciarci così, regalaci ancora un'immagine.
E:Ma che ne so Fulvio, che ne so..io non avevo mai tradito mia moglie, e da quel giorno non l'ho fatto più, però ogni tanto, quando litighiamo e ho voglia di sentirmi un pò infedele, vengo quassù in questa terrazza, prendo un lenzuolo e me lo metto in testa, poi recito quella poesia :...C'è la neve nei miei ricordi, c'è sempre la neve,... e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare, tanto qui sotto .. nulla è peccato. Questa la poesia che mi recitava la dolce Cecilia, con quei soli al posto degli occhi e quel tramonto al posto del sorriso, e ti dico caro Fulvio che non mi venne un solo infarto, ma ogni volta che la guardavo, la toccavo, la baciavo me ne venivano mille!.
-cit. MANUALE D'AMORE 2 ♥"


Nebbia.
Sono le 2 di notte.
Sono in un vicolo che costeggia il fiume.
Il vento si infrange tra le frasche.
Una luce soffusa di lampione illumina la notte fendendo la nebbia. sento la testa pesante.
Ho freddo alle gambe.
Sono in una macchina.
Sui sedili posteriori.
Sento delle risate.

Vedo una figura alla mia sinistra, mi sta fissando, è tutta sera che mi fissa da sotto le ciocche di nero crine, mi ha sfiorato l'anima, ci si è avvicinata, ma non è riuscita ad entrare.
La guardo, penso che sia una bella figura, un pò cristianizzata, delicata nella sua imperfezione. Intravedo una barba rossiccia. "Chi sei?" vorrei chiedere, ma trattengo il fiato ancora per un pò e poi scoppio a ridere. Fisso quell'ombra, la guardo con gentilezza, lei non sa niente della mia vita, sa pochi anfratti, poche frasi dette di fretta e dette male, ma ha fatto una buona impressione, su di me, sulla mia amica, su chi ci ha visto in giro.
Sento una mano che mi sfiora, che mi attira a se, che mi avvolge, sento del calore umano, un respiro sulla pelle, sento le sue labbra che sfiorano le mie, e iniziano una danza frenetica, sento la sua mano cercare la mia pelle, sento una mano che carezza il mio seno, per poi finire in un tango di umori.

Ricordo la luce del Pronto Soccorso, il mutismo apparente, il mio sguardo fisso nel vuoto, la vita mi stava scorrendo davanti agli occhi. Lui mi stringeva la mano, mi sorrideva, mi faceva delle strane smorfie, leggevo l'insicurezza nel suo sguardo. Sono scoppiata in un piano infinito, che anche ora scuote il mio fragile equilibrio. Ho aspettato 3 ore prima di avere di nuovo la padronanza della mia voce. Avevo paura del suo sguardo mentre le parlavo, avevo paura del senso di disapprovazione che sarebbe trasparito dal suo iride.
Visita prenotata per le 8 del mattino seguente. Non ho avuto il coraggio di tornare a casa, di guardare Giò negli occhi, ho preferito rimanere su quella macchina al freddo, a fissare quel cielo fino a veder sorgere l'alba, fino a veder la città muoversi sotto i miei occhi stanchi e indeboliti dalle lacrime, ad accarezzare quei capelli, come fossero miei capelli, come fossero una matassa intrecciata alla mia. Entro in ospedale, vedo la dottoressa. Mi da un foglio, una ricetta medica. Una farmacia, uno scontrino, un pacchetto..

Lui mi guarda, mi abbraccia, mi dice che tutto sarebbe andato bene, mi dice di perdonarlo, mi dice tutti i posti in cui vorrebbe portarmi, al lago di Como, in montagna, in Alto Adige, perché io davvero per lui sono importante, perchè vorrebbe stringermi sempre tra le braccia, perchè sono più carina struccata e imperfetta, così più vera, così più reale.
Vede la mia freddezza, vede che mi sto rinchiudendo nel mio CUBO sicuro, dietro quel sorriso stanco, dietro al trucco colato. Vede accendermi una sigaretta, non è un fumatore, non può capire, vorrei solo LEI al mio fianco, vorrei crollare in un pianto interminabile nel suo grembo, un pianto che lui non capirebbe, che non sarebbe capace di fermare.
Sento una vibrazione nella borsa, prendo il telefono, sullo schermo compare l'ultimo nome che volevo vedere, apro il messaggio, "è finita, è inutile continuare, prendersi in giro, sono stanco e per me è finita..basta." Ho sentito l'aria mancarmi per qualche minuto, mi sono scollegata dal mondo, e mi sono ritrovata in un luogo astratto, in un mondo sicuro e parallelo, in un mondo in cui mi dicevo è così che deve andare, è stato lui per primo a tu devi solo accettare una realtà che già da prima conoscevi, ma alla quale non hai dato il famoso la!!
Lo fisso mi sta parlando, che mi sta dicendo? Sta farneticando, "ci vedremo ancora? mi vuoi ancora vedere? Io sabato vorrei uscire con te e le tue amiche, andare a Milano", e io penso che sta invadendo già troppo la mia vita, sta entrando troppo con prepotenza per occupare un posto che nessuno gli ha concesso. Ma  invece di dirgli questo, gli ho risposto che andava bene, che se voleva sarebbe potuto benissimo venire, e a nessuno avrebbe dato fastidio, che il posto è quello che è , e che forse non era di suo gradimento, non è posto da pantaloni eleganti e golfino, ma se ci teneva tanto mi avrebbe fatto piacere. Mi ha guardato come un bambino al quale si permette di giocare, o al quale si regala il gioco tanto desiderato.
L'ho lasciato lì, dicendogli ci sentiremo, ti farò sapere l'ora, mi sono voltata, era ancora lì a fissarmi, poi me ne sono andata, ho buttato via il pacchettino di carta, mi sono avviata verso casa, lui ha accelerato per poi sparire nel traffico.
La musica nelle orecchie, gli scolari diretti verso mete sconosciute, lo sciopero, l'autunno che aleggia nell'aria, le foglie che cadono come una coltre sopra il marciapiede. Ho paura di arrivare a casa e di discutere con Giò, ma fortunatamente non era a casa, era al lavoro, mi sono vestita, e sono uscita a fare compere, sono tornata e lui non c'era ancora, avevo mal di testa, di schiena, un male generale, un freddo dentro. Mi sono messa a guardare la televisione, mi sono addormentata per 2 ore, e poi più niente fino alle 5 di notte del giorno dopo. Gli ho detto una bugia, mi ha guardata, mi ha chiesto scusa, siamo usciti,e io ancora nel mio mondo, cercava di abbracciarmi, di essere un pò carino, come se si sentisse in obbligo di farlo solo perchè c'erano i suoi amici, solo perchè doveva far vedere a qualcuno che tra noi le cose vanno ancora bene, che siamo felici, e che appena finirà la scuola ci sposeremo e avremo dei figli. Ok..non è così..Durante la serata mi arriva un messaggio, "come stai tesoro?spero bene..ti ho scritto un messaggio, mi manchi."











giovedì 22 novembre 2012

I feel lost inside myself


Freddo. Buio. La scia di fumo di una Marlboro rossa accesa. Una sagoma. Una goccia di dolore le scendeva sul viso.  

Sento che il mio piccolo mondo mi sta crollando addosso e non vedo nessuno al mio fianco pronto a sorreggerlo.
Guardo la finestra, come se il buio e le stelle fuori possano essermi di conforto, più di quanto non lo siano state, almeno smetto di piangere, un pianto rotto qua e là da singhiozzi strozzati in fondo alla gola.
Il mio corpo ha il rifiuto per tutto ciò che vuol dire vivere. Sono settimane ormai che ho il rifiuto verso il cibo, verso la comunicazione verbale con altri, verso il confronto, persino la vista di qualsiasi persona mi disturba, anche il mio riflesso allo specchio.
Vedo i miei 18 anni tanto attesi, tanto desiderati dirmi, "Bella, ma che ti aspettavi? Che svegliata una mattina, la mattina dei 18 anni tutto cambiasse? Speravi di diventare più interessante, più spensierata, più libera, pensavi che saresti stata in pace con te stessa? No, non è così, anzi i problemi e le responsabilità aumentano di giorno in giorno, e quello che gli altri pretenderanno da te sarà sempre più, anche se neanche 24 ore fa avevi 18 anni." Ecco cosa mi dissero un giorno di mesi or sono, ecco come mi lasciarono.
Sono qua a pensare a lui, che mi ha tradito , penso a LUI che mi ha confessato solo un'amicizia finalmente, ma che continua a cercarmi, ma non vuole vedermi, penso a Tommaso, che si è preso una cotta per me, ma io so di non essere la persona giusta per lui, penso alle decine di persone che mi scrivono giornalmente, uomini che credono io possa essere la loro anima gemella, la loro stella del nord. Ma io so che non è così, e che non è possibile. So che nel mio animo non c'è spazio per nessuno, a mala pena ci sto io, e i miei pensieri sfuggenti, non credo di aver posto anche per altri, anche solo per un nuovo pensiero d'amore.

Questa è la felicità

Ho un sacco di foto sul mio profilo Facebook, sono circa 2500 foto. Foto in cui rido, in cui bevo, in cui mangio, in cui sono con amiche (sempre le stesse), foto di amici, amanti, foto di amorosi, foto di sogni passati, foto del liceo, foto del mare, foto di camminate, foto della montagna. Foto di mia sorella, dei pub vari, delle feste, dei vari tributi. Sono solo Foto.

Sono in camera, oggi pomeriggio mi sono staccata dal letto, avevo molto da fare, e ora sono così stanca che se penso solo che questa sera devo andare fuori a cena mi viene voglia di buttarmi dalle scale per rompermi una gamba.
Noemi "Vuoto a perdere" nelle cuffie, e il sapore di fumo in bocca.
Le palpebre si fanno pesanti, e tra poco mi dovrei andare a lavare, non ne sono in grado, su facebook sto parlando con LUI e Giò è di là a guardare il calcio con suo padre. Ha organizzato tutto per questa sera, e mi sembra anche strano, tutto fin nel più piccolo dettaglio incarna la sua maniacale perfezione. Cena a casa dei suoi amici, musica raggae e blues, cibo caraibico, rum, ganja, e il dopo serata di bamba.
Per lui questa è la felicità, per lui questo è come riconquistarmi, per lui questa sera è un modo di dirmi " Scusa, sono stato un coglione e mi rendo conto che anche se sono un pezzo di merda e dovrei stare solo come un cane, Tu ci sei.".
Non me lo direbbe mai a voce, e io non gli dico, che dei suoi amici, che della serata raggae, che del rum della ganja e della bamba non mi frega un cazzo. Non gli e lo dico, lo lascio fare, ma ha visto che non ne sono entusiasta, che 200 euro di bamba poteva risparmiarli, che avrei potuto usarli per i miei documenti. Ma sono stanca di ripetergli che dalla droga non ci uscirà più, che lo ha preso dentro, non riesce a capire e non ci riuscirà mai a capire che tra me e lui finirà tutto per colpa della bamba e della roba.
è successo così per caso una notte, la notte di Capodanno, la seconda notte passata fuori casa dopo aver rotto con Vincy, la seconda notte fuori con Giò, la bamba in macchina vicino al torrente a Val di non. Ora ci penso, e ci rido sopra. Il giorno dopo mi ha chiamato l'antidroga, e lo fa anche oggi, perchè alcol e droga per me non hanno effetti,  E da quella notte che la mia vita è cambiata, è da quella notte che la mia salute è peggiorata ed è da quella notte che ho capito che con lui mi sarei solo rovinata. Ma ero già stata chiusa in catene troppo tempo e volevo solo scappare lontano.
Ho imparato molte cose in questo anno e a dir la verità molte di queste me le porterò sempre come insegnamenti di vita , ho imparato come non tutto ciò che sembra oro lo è davvero.