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mercoledì 19 novembre 2014

un passo indietro e poi..

"....Sogno.

Sento la brezza marina accarezzarmi.
Stormi di gabbiani svolazzare.
Il mare d'Inverno battere sulla banchisa.
Da lontano Giò sta tirando giù, dalla Jeep, le valigie .
Quanti viaggi ci abbiamo fatto, e ora siamo ancora alla scoperta di un nuovo mondo. -Sono felice, guardo questo paesaggio con occhi nuovi.
Con gli occhi di chi ha appena voltato pagina, deciso di avere una vita nuova, o almeno cercare di migliorare l'attuale.
-Tutti abbiamo la merda nel sangue, solo che puzza diversamente.-Non riesco a godermi a pieno la visuale, una voce mi sveglia.
Sono di nuovo nel mio bilocale, ancora un po' rintontita, lui che mi fissa.


"Ma oggi non dovevi andare al lavoro?"                                                      ......"

venerdì 4 ottobre 2013

Ciao Guerriero



Pensare che eri tornato a casa dall'ospedale neanche una settimana fa.
Pensare che dovevamo vederci settimana scorsa.
Perché avrei dovuto portarti la torta, e poi le lasagne, e poi me ne dimenticavo. Ma tu dicevi: "Tranquilla, fa niente, tanto le torte non mi piacciono".
Pensare che avevamo parlato in chat 2 giorni fa, che dovevamo andare tutti fuori a cena, e festeggiare. Pensare che io e Giò ridevamo di te, dicevamao che tutto sommato eri diventato un figurino, e che male l'ospedale non ti aveva fatto.
Pensare che ti ho detto: "Tranquillo bello, andiamo a mangiare assieme questo fine settimana, che arrivano i piccioli"


Invece oggi scopro che tu non ci sei più.
Che come un'onda si infrange sugli scogli per poi svanire nel mare, te ne sei andato.
Così all'improvviso, con la tua fragrante risata che si è disciolta nell'aria. Così senza la speranza di poterti rivedere ancora.
Perchè il dolore è indescrivibile, anche per chi come me ti ha frequentato così poco.
Perchè non mi dimenticherò mai i bei momenti, come quando andammo in montagna a Gignod e ti spaccasti la testa portandomi su per le scale (ne riporti ancora il segno) e ridemmo, ridemmo tutti.
Perchè tu eri il gigante buono. Eri faccione.
Il ricordo di te non svanirà, perchè non riesco ancora a crederci che non ci sei più.
Perchè per me ti sei solo addormentato.
E non vengo in ospedale a svegliarti. 
Ho l'impulso di correre, di andare nella camera mortuaria, di scuoterti come se fossi un bambolotto. Solo per poterti sentir dire che sono matta a svegliarti così bruscamente.
Non riesco ancora a consapevolizzarmi.
Perchè proprio tu.
PErchè così presto, perchè non te lo hanno trovato prima?Solo un mese non basta a capire come sfiorisce la vita.
PErchè il tuo grande amore lo hai lasciato qua, chi si occuperà ora di tua moglie e di tuo figlio, perchè tu dovevi rimanere qua con noi. 
PErchè la realtà sembra troppo cruda. 
Perchè non ci credo che tutto il male vien per nuocere, una morte non porterà mai del bene.
Perchè tu ti sveglierai e renderai qualsiasi posto in cui andrai migliore. 
Perchè forse un luogo dopo la morte ci sarà per vagare e fare i barba.
E spero di incontrarti ancora la, chissà un giorno, se mai ti ricorderai di me.

Ciao Guerriero!











giovedì 19 settembre 2013

TRovata su una pagina di Facebook..

Mentre mia moglie mi serviva la cena ,
le presi la mano e le dissi:''Devo parlarti''.
Lei annui e mangio' con calma.
La osservai e vidi il dolore nei suoi occhi,
quel dolore che all'improvviso mi bloccava la bocca,
Mi feci coraggio e le dissi:'' Voglio il divorzio''.
Lei non sembro' disgustata dalla mia domanda 
e mi chiese soavemente: '' Perché?''.
Quella sera non parlammo più e lei pianse tutta la notte.
Io sapevo che lei voleva capire cosa stesse accadendo al nostro matrimonio, 
ma io non potevo risponderle,
aveva perso il mio cuore a causa di un'altra donna, Giovanna.
Io ormai non amavo più mia moglie,
mi faceva solo tanta pena, 
mi sentivo in colpa,
ragion per cui sotto-scrissi nell'atto di separazione 
che a lei restasse la casa, l'auto e il 30% del nostro negozio.
Lei quando vide l'atto lo strappo a mille pezzi ! ''Come ?! avevamo passato dieci anni della nostra vita insieme ed eravamo ridotti a due perfetti estranei?!''.
A me dispiaceva tanto per tutto questo tempo che aveva sprecato insieme a me, per tutte le sue energie, pero' non potevo farci nulla, io amavo Giovanna.
All'improvviso mia moglie comincio' a urlare e a piangere ininterrottamente per sfogare la sua rabbia e la sua delusione, l'idea del divorzio cominciava ad essere realta'.
Il giorno dopo tornai a casa e la incontrai seduta alla scrivania in camera da letto che scriveva, non cenai e mi misi a letto, ero molto stanco dopo una giornata passata con Giovanna.
Durante la notte mi svegliai e vidi mia moglie sempre li' seduta a scrivere, mi girai e continuai a dormire.
La mattina dopo mia moglie mi presento' le condizioni affinché accettasse la separazione.
Non voleva la casa, non voleva l'auto tanto meno il negozio, soltanto un mese di preavviso, 
quel mese che stava per cominciare l'indomani.
Inoltre voleva che in quel mese vivessimo come se nulla fosse accaduto!
Il suo ragionamento era semplice : ''Nostro figlio in questo mese ha gli esami a scuola e non e' giusto distrarlo con i nostri problemi''.
Io fui d'accordo pero' lei mi fece un ulteriore richiesta.'' Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto per la prima volta, in questo mese pero' ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa ''.
Pensai che avesse perso il cervello , ma acconsentii per non rovinare le vacanze estive a mio figlio per superare il momento in pace.
Raccontai la cosa a Giovanna che scoppio' in una fragorosa risata dicendo: ''Non importa che trucchi si sta inventando tua moglie, dille che oramai tu sei mio, se ne faccia una ragione!''.
Io e mia moglie era da tanto che non avevamo più intimità, cosi' quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo:'' Grande papa', ha preso la mamma in braccio!''.
Le sue parole furono come un coltello nel mio cuore, camminai dieci metri con mia moglie in braccio, lei chiuse gli occhi e mi disse a bassa voce:''Non dirgli nulla del divorzio,per favore...
Acconsentii con un cenno , un po' irritato, e la lasciai sull'uscio. 
Lei usci' e andò a prendere il bus per andare al lavoro.
Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati, lei si appoggiò al mio petto e potetti sentire il suo profumo sul mio maglione.
Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo .
Mi resi conto che non era più cosi' giovane, 
qualche ruga, qualche capello bianco.
Si notava il danno che le avevo fatto!
Ma cosa avevo potuto fare da ridurla cosi'?
Il quarto giorno , prendendola in braccio come ogni mattina avvertii che l'intimità stava ritornando tra noi,
questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio e nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più' .
Non dissi nulla a Giovanna per rispetto!.Ogni giorni era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente.
Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, e per questo ogni giorno che passava la sentivo più leggera.
Una mattina lei stava scegliendo come vestirsi, si era provata di tutto, ma nessun indumento le andava bene e lamentandosi disse:''I miei vestiti mi vanno grandi, ''.
Li' mi resi conto che era dimagrita tanto...ecco perché mi sembrava cosi' leggera!
Di colpo mi resi conto che era entrata in depressione...
troppo dolore e troppa sofferenza pensai.
Senza accorgermene le toccai i capelli, nostro figlio entro' all'improvviso nella nostra stanza e disse :'' Papa' e' arrivato il momento di portare la mamma in braccio( per lui era diventato un momento basilare della sua vita).
Mia moglie lo abbraccio' forte ed io girai la testa, ma dentro sentivo un brivido che cambio' il mio modo di vedere il divorzio.
Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo,
la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata, mi venne da piangere!
L'ultimo giorno feci la stessa cosa e le dissi:'' Non mi ero reso conto di aver perduto l'intimità con te...
Mio figlio doveva andare a scuola e io lo accompagnai con la macchina, mia moglie resto' a casa.
Mi diressi verso il posto di lavoro, ma a un certo punto passando davanti casa di Giovanna mi fermai, scesi e corsi sulle scale, lei mi apri' la porta 
e io le dissi:''Perdonami..ma non voglio più divorziare da mia moglie...''
Lei mi guardo' e disse: Ma sei impazzito?
Io le risposi :'' No...e' solo che amo mia moglie...era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato ..ma ora ho capito i veri valori della vita , dal giorno in cui l'ho poortata in braccio mi sono reso conto osservandola e guardandola che dovevo farlo per il resto della mia vita!Giovanna pianse mi tiro' uno schiaffo e entro' in casa sbattendomi in faccia la porta.
Io scesi le scale velocemente , andai in macchina e mi fermai in un negozio di fiori.
Le comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: Cosa scriviamo sul biglietto?
Le dissi:''Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché orte non ci separi''
Arrivai di corsa a casa, feci le scale entrai e di corsa mi precipitai in camera felicissimo e col sorriso sulla bocca.,
ma mia moglie era a terra ...morta!
Stava lottando contro il cancro, ed io che invece ero occupato a passare il tempo con Giovanna senza nemmeno accorgermene.
Lei per non farmi pena non me lo aveva detto, sapeva che stava per morire e per questo mi chiese un mese di tempo, si un mese...
affinchè a nostro figlio non rimanesse un cattivo ricordo del nostro matrimonio, affinché nostro figlio non subisse traumi, affinché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre."
Questi sono i dettagli che contano in una relazione.
Non la casa....non la macchina....non i soldi...queste sono cose effimere che sembrano creare unione e invece dividono. Cerchiamo sempre di mantenere il matrimonio felice, ricordando sempre il primo giorno di questa bella storia d'amore.
A volte non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo fino a quando non lo perdiamo.

sabato 24 agosto 2013

Gone but not Forgotten

Temo l' autunno, la solitudine tra quattro mura, temo l' inverno ancora piu' dell' autunno, piu' rapida l' ascesa, piu' ima e vertiginosa la caduta.. Il letto è a dieci centimetri dalle mie spalle e non riesco a decidere che è meglio morire per stanotte, piuttosto di trascinarmi malamente in fumose insonnie dal tempo che corre come un in un sogno...cit.

Mezzanotte.
Solito portone verde acqua.
Seguo il cammino, e la luce elettrica.
Un latrato in lontananza.
Russia.
Problemi con l'idioma.
Sospeso tra il ricordo e la realtà del momento.


I volti cambiano, sembrano..ma cosa dovrebbero sembrare? Sono passati più di undici anni dall'ultima volta che ho messo piede in territorio straniero.
Sembra quasi logico che le espressioni delle persone a me care siano diverse, anche se non immaginavo così distanti dalla memoria.

Inesorabile velocità.
Troppo in fretta.
Sono tranquilla.
Così beata, dopo mesi dannati.
Servita e riverita.
Una Regina, circondata solo da affetti.

*Drin*Drin*Drin.*
-"Kim, è qualcuno per te dall'Italia."
-"Ok. Arrivo subito."
-"Ciao.."
-"Ciao Giò."
-"..."

Ogni due giorni mi ha chiamato.
Raccontato di come si sia rinchiuso nel suo appartamento.
Abbandonato i suoi amici.
Tutto dopo che me ne sono andata.
Mi dice che gli manco.
Si è ripulito. 
Ha prenotato una vacanza di una settimana a Molveno.
Per due.
Mi chiede quando ritornerò.
Mi parla delle mie galline, papere, pavoni.


Io sto bene.
Anzi.
Benissimo.
LA voglia di tornare a Milano, è stata minima.
Spensierata.
Serena.
In pace con me stessa.


Il risveglio è stato brusco, come il ritorno alla  cruda quotidianità.
Alle solite bugie.
Alle solite promesse.
Alle solite pastigliette nascoste dietro al gabinetto.
Alle solite conversazioni.
Alle solite minacce.

Continuo a dire che va tutto bene. Che sono felice. Ma una domanda mi pervade dentro. Lo sono davvero?

martedì 9 luglio 2013

Forse..Forse...quando indietro non si torna..


"Scusa la sincerità. Non è proprio nel mio stile zuccherare verità e darle a dire. Una foglia cade già come tutta la mia vita."


Nostalgico 2010.
Mi ritornano alla mente canzoni di anni fa. Quasi impresse nella pelle.
Le sento ancora mie.
Come fare a dimenticare certi attimi, immortalati sulla polaroid della memoria.

Forse mi manca il liceo scientifico.
Forse mi mancano i capelli neri.
Forse mi mancano i capelli.
Forse mi mancano i kili.
Forse mi mancano quelle giornate ai parchetti.
Forse mi manca mangiare le focacce del prestinaio di paese.
Forse mi manca vivere ancora alla stregua di mia madre e dei suoi sbalzi d'umore.
Forse mi manca il mio pitbull.
Forse mi manca la Kim, che non aveva pregiudizi.
Forse mi manca la mia innocenza.
Forse mi manca avere dei problemi.
Forse mi manca rapportarmi con il quotidiano.
Forse mi manca Vincy.
Forse mi manca fingere di avere ancora 15 anni.
Forse mi mancano anche i miei 16 anni.
E Forse anche i 17.
Non i miei 18.

Esame di coscienza. Tu ne hai una?

Forse mi manca parlare con dei russi.
Forse mi manca mio fratello.
Forse mi manca essere astemia.
Forse mi manca il suono delle metrò sotto casa.
Forse mi manca giocare con le bambole.
Forse mi manca cercare le monetine in casa per comprare le goleador.
Forse mi manca l'andare in bicicletta per ore e ore sotto il sole.
Forse mi mancano le persone di colore.
Forse mi mancano i libri che leggevo.
Forse mi manca aiutare i Natali e i Capodanni nei bar.
Forse mi manca camminare con Mary.
Forse mi mancano i palazzi di cemento.

Il mio pensiero..

Vorrei vivere di parole, farmi abbracciare, avvolgere dalle lettere, da segni grafici di ogni tipo.
Non mi sono ancora scomposta, e non ho nessuna intenzione di scrivere col mio sangue per rendere più complicità alla mia passione.


Martedì 9 luglio 2013

Guardo la pala della Vortice girare incessantemente sopra di me.
Quattro pale di candido legno venato.
Ruotano in senso orario.
Sempre lo stesso letto.
Sempre lo stesso lato.

Mi sento in una spirale.
L'Inizio e la Fine.
Il Bianco e il Nero.
Il Bene e il Male.

Stiro senza sosta, svuoto l'armadio.
Sistemo tutto quello che mi lega ancora a lui.
Domani farò le valige.
Russia.
Parto.

Lui non vede l'ora che io me ne vada.
Lo sento.
Lo vedo.
Fa di tutto per rendermi le giornate amare, ma non mi importa, non mi importa di niente.

Vivo.
Respiro.
Mangio.
Riesco ancora a ridere.
Non sono più capace di restar.
Fingo sorrisi.
Così tutti ne sono soddisfatti.
Racconto bugie.

Ancora 1 giorno.
Un giorno  a Torino.
Tre giorni per la Russia.
Ritorno a casa.
Alla mia Nazione.
Alle mie Origini.
Al mio Sangue natio.

Sento i suoi passi sul pavimento di cotto.
Non mi spaventa più niente.
Sono pronta ai suoi sbalzi d'umore.
Al trovare pillole in astucci di caramelle.
Sono pronta a leggere messaggi di EX.
Sono pronta ai tradimenti.
Alle sue amiche sposate e sfacciate con cui si intrattiene.
Sono pronta a salutarlo.
Sono pronta davvero a non tornare?
Sono davvero così forte?

Full immersion nella recessione tecnologica.
Niente televisione.
Niente internet.
Niente musica.
Niente birra rossa.
Niente Droghe.
Libri.
Ottimi libri e passeggiate nei boschi che ho tanto sognato.
Rivedrò mia nonna.
Mio fratello.
Lo porterò a prendere un gelato.

O forse non vedrò l'ora di ritornare a Milano.

mercoledì 26 giugno 2013

Sbigottito

Tu non mi conosci,
 Leggi queste parole.
Le leggerai molte volte nell'arco della tua vita, quasi senza poterne fare a meno.
Non le capirai.
Veniamo da mondi diversi.
Esperienze diverse.
Epoche diverse.
Siamo come poli opposti dello stesso pianeta.
Legati e indivisibili.
MA pur sempre inavvicinabili.


Ho provato a parlarti dal vivo, la voce mi si spezza, come un bicchiere quando provi a lavarlo e sai già che sfregandolo troppo potrebbe rompersi, ma lo fai ugualmente, rischi, perchè è quell'adrenalina che ti porta a continuare, e perciò io continuo a parlare. Ma non mi capisci, come potresti.
Tra fiumi salati che solcano il mio viso, vedo un tenero sorriso, un animo innocente mi fissa, mi chiede  del latte, ma io non sono sua madre, e la mia è a duecento chilometri di distanza .
Follia.

"Spiegami cosa ti è successo questi anni.-Non c'è niente da spiegare, tu non c'eri e qualcuno ha pensato bene di prendere il tuo posto -Ma con quale faccia tosta?-Con la stessa che hai avuto tu a sparire"

Mi abbraccia.
Mi da un tenero bacio sul naso.
Mi trattengo.
Sto per scoppiare.
Sto per gridargli contro tutto il veleno che ho tenuto dentro per una decade.
Riesco solo a dirgli che, permettendo, io non lo conoscevo, e lui non conosceva me, non sappiamo chi siamo.
Ed è inutile insistere.

Mi guardi sbigottito.
Non ti aspettavi tale spavalderia dalle mie labbra.

Sono cresciuta.
Senza te.
E nonostante siano 2 anni che ci parliamo, non sembra essere cambiato niente nella  mia vita.