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mercoledì 28 gennaio 2015

Chubby Girls Cuddle Better

Modella per un giorno
.
Mesi or sono, navigavo tranquillamente su Internet e mi venne suggerito questo annuncio : 
"CERCASI MODELLE CURVY PER  CALENDARIO DELLA ________, CASTING MILANO:( DATI AI QUALI AVREI DOVUTO CORRISPONDERE)
invia una e-mail a:_________ con una breve descrizione e due foto. "


La mia mente bacata  cosa mi avrà mai potuto suggerire di fare?
Decisi, dunque,  di inviare una e-mail, quasi per gioco. 
Passato più di un mese, ed essendomi anche scordata di tale aberrazione, mentre controllavo la casella postale trovai questo:

"Sei stata selezionata tra più di 2000 ragazze da tutta Italia per partecipare al casting che si terrà a Milano, in via Ripamonti n°___ il giorno 25....etc..etc.. "

Quasi non riuscivo a crederci. Avevano selezionato me. ME. Ci rendiamo conto? Ero stata selezionata tra quelle donne, io ero tra le 50 finaliste del casting...

Un riscatto mi son detta.
Riscattarmi per tutte le volte che mi son sentita inadatta per il mio peso. Per tutte le volte in cui i vestiti non mi son calzati a pennello. Per tutte quelle volte in cui guardandomi allo specchio  non ci ho rivisto la ragazzina che ero.  Devo capire che son passati 4anni, e io non tornerò più ad essere cosi.
Per tutte le volte in cui ho creduto di non essere BELLA!
Per tutte quelle volte che mi son sentita davvero GRASSA!

"Fai vedere quello che vali!" mi son detta.

Arrivata la mattinata, superata l'ansia con cui vivo e costretto la mia amica ad accompagnarmici, mi son ritrovata davanti delle ragazze meravigliose, inserite nel mondo delle "Curvy Models" e più agguerrite di quanto non abbia mai potuto credere che potessero essere.

Tutte le mie certezze fino a quel momento erano sfumate. Quel briciolo di self-confidence che avevo è volato via.
Guardavo ragazza dopo ragazza, spogliarsi, indossare il suo "miglior abito" e sfoggiarlo al meglio. Sorriso. Posa. Scatto. Altro abito. Altro sorriso. Altra ragazza.
Finché non è toccato a me, finché a fare le foto non ci son dovuta andare anche io.
Finchè non mi son cambiata anche io e mostrato il mio miglior sorriso.
Sarei solo voluta scappare.
"Che cosa ci facevo io li?"
Le ragazze come me devono usare il cervello, non il fisico!

Io sono una MENTE mi dico, modestamente, non un CORPO.

Eppure anche io son stata per qualche minuto sotto ai riflettori. Anche io son stata intervistata. Anche a me son stati fatti complimenti per la mia bellezza. Per qualche istante l'attenzione dell'intera stanza è stata concentrata su di me. EGOCENTRISMO allo stato PURO.

 XL. XL. XL.XL. XL.XL. XL.XL. XL.XL. XL.XL. XL.XL. XL.XL. XL.XL. XL.XL. XL.XL. XL.

Mentre stiravo oggi pomeriggio, mi son soffermata con lo sguardo sulla taglia della mia maglietta.
Mi son sentita a disagio. Poi mi son ricordata di mesi or sono, quando mi ero convinta che essere Plus Size fosse una cosa stupenda. Perchè anche io a modo mio valevo come donna!!!! 


venerdì 23 gennaio 2015

Un ologramma di vita passata


Nella mia mente, questo Venerdì è pieno zeppo di parole, di idee, di pensieri, di lunghe storie ed infinite descrizioni.

Sento la necessità di scrivere. Spengo l'acqua, afferro l'accappatoio, mi asciugo e corro a letto. Prendo il PC in braccio, lo accendo, cerco " WinterRain": nuovo post : "Un'ologramma di vita passata." Continuo a fissare il foglio bianco per minuti interminabili, cercando un qualcosa di davvero valido da essere raccontato.

Una crescente antitesi, fra la voglia di scrivere ed una tacita imposizione, si fa piede nelle mie viscere.

Come ogni giorno a Mezzanotte, son seduta nella doccia, insaponandomi la pelle, sfioro macchia dopo macchia, scrutandola con sospetto. Prendo la boccetta dello shampoo , ne verso un po' nella mano, è azzurro,  lo spalmo tra i capelli. 
Comincio a massaggiarli, a sfregare con forza la cute. Li risciacquo. Cadono a centinaia coprendomi di corti fili, una veste di impalpabile crine.
Comincio a piangere.
Non ne posso più. 
Vorrei solo avere una camera asettica in cui rinchiudermi.
Una camera dove niente e nessuno possa entrare ad intaccare la mia esistenza. Ho una paura folle della vita, "di quello che verrà e di quello che sarà preda dei venti "( cit.). Ho paura di non essere all'altezza. Di non arrivare nemmeno a quell' " altezza" che tanto bramo.

L'ultimo anno è stato, un passatempo unico, speso per studi medici.
Visita per il problema A, visita per il problema B, visita per il problema C.
Alternati quasi come se non ci dovesse essere un giorno lasciato libero dal Signore per poter credere e sperare di avere una vita quanto più normale.
Vero anche che la normalità sia soggettiva, ma la salute no. La salute è una necessità primaria. La mia, attualmente precaria, è fortemente minata da questo squilibrio interiore. Una continua lotta tra mente e corpo. Sarà lo stress...sarà qualcosa d' altro...


Non vedo mia madre da giorni.
Son abituata alle sue sparizioni. Alle sue riapparse.
Assenze prolungate nel tempo.
Lo ha sempre fatto. Lo farà sempre.
Una telefonata ogni tanto.
Qualche soldo lasciato sulla mensola per i bisogni primari ( cibo, bollette, vestiti..) Pensavo che col tempo le cose sarebbero potute cambiare, invece, mi illudo costantemente che questo possa utopicamente accadere. Un'adolescente intrappolata nel corpo di una Quarantenne. Più passano gli anni più sento la necessità di avere qualcuno accanto a guidarmi, a mostrarmi la strada da intraprendere e a correggere i miei sbagli. Guardandomi attorno vedo solo un terreno riarso dal tempo, dalla rabbia, dalla vergogna, dall'angoscia, dal dolore e dall'odio.

Mi vergogno di lei, so che non andrebbe detto, ma mi vergogno di entrambi i miei genitori. Son cosi burberi, cosi grezzi, cosi incoscienti. Cosi strani da descrivere. Fa male parlarne, non mi abituerò mai alla VERGOGNA. Ti rimane tatuata sulla pelle. I tatuaggi non si possono cancellare, si possono "ricoprire", modificare, abbellire, "rimuovere",  ma non si possono togliere. Ed anche asportando la parte di cute interessata, rimane sempre una cicatrice, pronta a ricordarmela

La mia vita è una costellazione di abbandoni, ricomparse, delusioni, rivincite, e una lunga serie di altre cose. Un altro giorno su questa Terra mi dico. Un altro giorno a sentire il sapore dell'aria, del freddo, del legno, del the, del fumo di tabacco.

I miei coetanei vorrebbero essere più indipendenti, vivere soli, non dover dipendere da nessuno, dettare le proprie regole.
Quando arrivi ad ottenere tutto ciò non sai come comportarti, perchè non sei abituato a vivere senza delle consuetudini, delle regole. Abbiamo una necessità profonda che qualcuno ci comandi, e ancora di più la volontà di ribellarci a queste imposizioni.

Delle volte mi dico che dovrei solo andare a vivere coi miei nonni, dimenticarmi dei miei sogni per il futuro, del mio grande sogno " il giornalismo" perchè non eserciterò mai questa professione. Dovrei semplicemente accontentarmi di essere viva per l'ennesimo giorno.

mercoledì 3 dicembre 2014

I tuoi occhi saranno una vana parola un grido taciuto, un silenzio.


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi- 
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo.
I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio.
O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.



Per tutti la Morte ha uno sguardo, una personificazione della Vita terrena.
Verrà la Morte ed avrà i tuoi occhi, verrà la Morte a ricordarmi del quieto vivere.
Sarà come smettere di fumare, di leggere poesie, di inebriarmi di sentimenti.
Sarò un po' come Baudelaire.
Sarò come un albatro goffo...deriso dal nauta.
Una pipa. Un gorgo muto. 
Come un labbro chiuso ti parlerò, come un labbro chiuso mi confiderò.
Come un labbro chiuso ti scriverò, Notte dopo Notte, cercherò di scoprire cosa nasconde quella tua maschera.
Cosa vedo ogni mattina? Un terreno arso dal rancore.
E se dovessi sparire...sparirebbero anche loro con me?
Gli incubi non se ne vanno. Rimangono a ricordarmi che siamo carne ed ossa. 
Rimangono a ricordarmi che prima di potersi godere la serenità si devono mangiare insonnia, crampi, delusioni, "pugni sul muso". 
Una vana considerazione se paragonata ad un grido taciuto nel silenzio dei tuoi profondi laghi.
Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi. Gli stessi occhi, riflesso di un'anima inquieta.

L'arte di trattare le donne.

Un anno. Poco più.
Un anno che non scrivo.
Dalla tua morte.
Qualcosa si è rotto.


La malinconia cresce, sarà Dicembre.
Prendo la borsa.
Il pacchetto, ancora nuovo.
Un rossetto.
Un pacchetto.
Lo apro.
Con foga sognante.
Una boccata di deliziosa.
Morte.
Lenta e appagante.
L'ennesima.



Capelli corti, a voler alienare tutto ciò che mi ricorda la  Femminilità.
Quest'arte d'esser donna, da dimenticare.
Quasi a riprendere in mano la vita.
Manca poco mi dico.
Poco.

Ho conosciuti un paio di individui interessanti quest anno, un'altra proposta di matrimonio, una relazione, una convivenza, un qualcosa di speciale. 

Mi domando la superficialità dove sia finita, e perchè non abbia colpito anche me, cosi da evitarmi dei "casi umani". 

mercoledì 19 novembre 2014

un passo indietro e poi..

"....Sogno.

Sento la brezza marina accarezzarmi.
Stormi di gabbiani svolazzare.
Il mare d'Inverno battere sulla banchisa.
Da lontano Giò sta tirando giù, dalla Jeep, le valigie .
Quanti viaggi ci abbiamo fatto, e ora siamo ancora alla scoperta di un nuovo mondo. -Sono felice, guardo questo paesaggio con occhi nuovi.
Con gli occhi di chi ha appena voltato pagina, deciso di avere una vita nuova, o almeno cercare di migliorare l'attuale.
-Tutti abbiamo la merda nel sangue, solo che puzza diversamente.-Non riesco a godermi a pieno la visuale, una voce mi sveglia.
Sono di nuovo nel mio bilocale, ancora un po' rintontita, lui che mi fissa.


"Ma oggi non dovevi andare al lavoro?"                                                      ......"

venerdì 4 ottobre 2013

Ciao Guerriero



Pensare che eri tornato a casa dall'ospedale neanche una settimana fa.
Pensare che dovevamo vederci settimana scorsa.
Perché avrei dovuto portarti la torta, e poi le lasagne, e poi me ne dimenticavo. Ma tu dicevi: "Tranquilla, fa niente, tanto le torte non mi piacciono".
Pensare che avevamo parlato in chat 2 giorni fa, che dovevamo andare tutti fuori a cena, e festeggiare. Pensare che io e Giò ridevamo di te, dicevamao che tutto sommato eri diventato un figurino, e che male l'ospedale non ti aveva fatto.
Pensare che ti ho detto: "Tranquillo bello, andiamo a mangiare assieme questo fine settimana, che arrivano i piccioli"


Invece oggi scopro che tu non ci sei più.
Che come un'onda si infrange sugli scogli per poi svanire nel mare, te ne sei andato.
Così all'improvviso, con la tua fragrante risata che si è disciolta nell'aria. Così senza la speranza di poterti rivedere ancora.
Perchè il dolore è indescrivibile, anche per chi come me ti ha frequentato così poco.
Perchè non mi dimenticherò mai i bei momenti, come quando andammo in montagna a Gignod e ti spaccasti la testa portandomi su per le scale (ne riporti ancora il segno) e ridemmo, ridemmo tutti.
Perchè tu eri il gigante buono. Eri faccione.
Il ricordo di te non svanirà, perchè non riesco ancora a crederci che non ci sei più.
Perchè per me ti sei solo addormentato.
E non vengo in ospedale a svegliarti. 
Ho l'impulso di correre, di andare nella camera mortuaria, di scuoterti come se fossi un bambolotto. Solo per poterti sentir dire che sono matta a svegliarti così bruscamente.
Non riesco ancora a consapevolizzarmi.
Perchè proprio tu.
PErchè così presto, perchè non te lo hanno trovato prima?Solo un mese non basta a capire come sfiorisce la vita.
PErchè il tuo grande amore lo hai lasciato qua, chi si occuperà ora di tua moglie e di tuo figlio, perchè tu dovevi rimanere qua con noi. 
PErchè la realtà sembra troppo cruda. 
Perchè non ci credo che tutto il male vien per nuocere, una morte non porterà mai del bene.
Perchè tu ti sveglierai e renderai qualsiasi posto in cui andrai migliore. 
Perchè forse un luogo dopo la morte ci sarà per vagare e fare i barba.
E spero di incontrarti ancora la, chissà un giorno, se mai ti ricorderai di me.

Ciao Guerriero!











giovedì 19 settembre 2013

TRovata su una pagina di Facebook..

Mentre mia moglie mi serviva la cena ,
le presi la mano e le dissi:''Devo parlarti''.
Lei annui e mangio' con calma.
La osservai e vidi il dolore nei suoi occhi,
quel dolore che all'improvviso mi bloccava la bocca,
Mi feci coraggio e le dissi:'' Voglio il divorzio''.
Lei non sembro' disgustata dalla mia domanda 
e mi chiese soavemente: '' Perché?''.
Quella sera non parlammo più e lei pianse tutta la notte.
Io sapevo che lei voleva capire cosa stesse accadendo al nostro matrimonio, 
ma io non potevo risponderle,
aveva perso il mio cuore a causa di un'altra donna, Giovanna.
Io ormai non amavo più mia moglie,
mi faceva solo tanta pena, 
mi sentivo in colpa,
ragion per cui sotto-scrissi nell'atto di separazione 
che a lei restasse la casa, l'auto e il 30% del nostro negozio.
Lei quando vide l'atto lo strappo a mille pezzi ! ''Come ?! avevamo passato dieci anni della nostra vita insieme ed eravamo ridotti a due perfetti estranei?!''.
A me dispiaceva tanto per tutto questo tempo che aveva sprecato insieme a me, per tutte le sue energie, pero' non potevo farci nulla, io amavo Giovanna.
All'improvviso mia moglie comincio' a urlare e a piangere ininterrottamente per sfogare la sua rabbia e la sua delusione, l'idea del divorzio cominciava ad essere realta'.
Il giorno dopo tornai a casa e la incontrai seduta alla scrivania in camera da letto che scriveva, non cenai e mi misi a letto, ero molto stanco dopo una giornata passata con Giovanna.
Durante la notte mi svegliai e vidi mia moglie sempre li' seduta a scrivere, mi girai e continuai a dormire.
La mattina dopo mia moglie mi presento' le condizioni affinché accettasse la separazione.
Non voleva la casa, non voleva l'auto tanto meno il negozio, soltanto un mese di preavviso, 
quel mese che stava per cominciare l'indomani.
Inoltre voleva che in quel mese vivessimo come se nulla fosse accaduto!
Il suo ragionamento era semplice : ''Nostro figlio in questo mese ha gli esami a scuola e non e' giusto distrarlo con i nostri problemi''.
Io fui d'accordo pero' lei mi fece un ulteriore richiesta.'' Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto per la prima volta, in questo mese pero' ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa ''.
Pensai che avesse perso il cervello , ma acconsentii per non rovinare le vacanze estive a mio figlio per superare il momento in pace.
Raccontai la cosa a Giovanna che scoppio' in una fragorosa risata dicendo: ''Non importa che trucchi si sta inventando tua moglie, dille che oramai tu sei mio, se ne faccia una ragione!''.
Io e mia moglie era da tanto che non avevamo più intimità, cosi' quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo:'' Grande papa', ha preso la mamma in braccio!''.
Le sue parole furono come un coltello nel mio cuore, camminai dieci metri con mia moglie in braccio, lei chiuse gli occhi e mi disse a bassa voce:''Non dirgli nulla del divorzio,per favore...
Acconsentii con un cenno , un po' irritato, e la lasciai sull'uscio. 
Lei usci' e andò a prendere il bus per andare al lavoro.
Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati, lei si appoggiò al mio petto e potetti sentire il suo profumo sul mio maglione.
Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo .
Mi resi conto che non era più cosi' giovane, 
qualche ruga, qualche capello bianco.
Si notava il danno che le avevo fatto!
Ma cosa avevo potuto fare da ridurla cosi'?
Il quarto giorno , prendendola in braccio come ogni mattina avvertii che l'intimità stava ritornando tra noi,
questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio e nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più' .
Non dissi nulla a Giovanna per rispetto!.Ogni giorni era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente.
Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, e per questo ogni giorno che passava la sentivo più leggera.
Una mattina lei stava scegliendo come vestirsi, si era provata di tutto, ma nessun indumento le andava bene e lamentandosi disse:''I miei vestiti mi vanno grandi, ''.
Li' mi resi conto che era dimagrita tanto...ecco perché mi sembrava cosi' leggera!
Di colpo mi resi conto che era entrata in depressione...
troppo dolore e troppa sofferenza pensai.
Senza accorgermene le toccai i capelli, nostro figlio entro' all'improvviso nella nostra stanza e disse :'' Papa' e' arrivato il momento di portare la mamma in braccio( per lui era diventato un momento basilare della sua vita).
Mia moglie lo abbraccio' forte ed io girai la testa, ma dentro sentivo un brivido che cambio' il mio modo di vedere il divorzio.
Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo,
la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata, mi venne da piangere!
L'ultimo giorno feci la stessa cosa e le dissi:'' Non mi ero reso conto di aver perduto l'intimità con te...
Mio figlio doveva andare a scuola e io lo accompagnai con la macchina, mia moglie resto' a casa.
Mi diressi verso il posto di lavoro, ma a un certo punto passando davanti casa di Giovanna mi fermai, scesi e corsi sulle scale, lei mi apri' la porta 
e io le dissi:''Perdonami..ma non voglio più divorziare da mia moglie...''
Lei mi guardo' e disse: Ma sei impazzito?
Io le risposi :'' No...e' solo che amo mia moglie...era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato ..ma ora ho capito i veri valori della vita , dal giorno in cui l'ho poortata in braccio mi sono reso conto osservandola e guardandola che dovevo farlo per il resto della mia vita!Giovanna pianse mi tiro' uno schiaffo e entro' in casa sbattendomi in faccia la porta.
Io scesi le scale velocemente , andai in macchina e mi fermai in un negozio di fiori.
Le comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: Cosa scriviamo sul biglietto?
Le dissi:''Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché orte non ci separi''
Arrivai di corsa a casa, feci le scale entrai e di corsa mi precipitai in camera felicissimo e col sorriso sulla bocca.,
ma mia moglie era a terra ...morta!
Stava lottando contro il cancro, ed io che invece ero occupato a passare il tempo con Giovanna senza nemmeno accorgermene.
Lei per non farmi pena non me lo aveva detto, sapeva che stava per morire e per questo mi chiese un mese di tempo, si un mese...
affinchè a nostro figlio non rimanesse un cattivo ricordo del nostro matrimonio, affinché nostro figlio non subisse traumi, affinché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre."
Questi sono i dettagli che contano in una relazione.
Non la casa....non la macchina....non i soldi...queste sono cose effimere che sembrano creare unione e invece dividono. Cerchiamo sempre di mantenere il matrimonio felice, ricordando sempre il primo giorno di questa bella storia d'amore.
A volte non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo fino a quando non lo perdiamo.